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Con Edicola 518 (“chiosco ribelle”), ai giardini di Sant’Ercolano, a lezione di disobbedienza

Terzo incontro all’insegna del non conformismo. Maestri di obiezione: l’antropologo perugino Piergiorgio Giacchè e l’eugubino Goffredo Fofi, entrambi convinti capitiniani

Con Edicola 518 (“chiosco ribelle”), ai giardini di Sant’Ercolano, a lezione di anarchia e di disobbedienza. Terzo incontro all’insegna del non conformismo. Maestri di obiezione: l’antropologo perugino Piergiorgio Giacchè e l’eugubino Goffredo Fofi, entrambi convinti capitiniani. Insomma: una lezione di pacifismo e nonviolenza a chilometro zero.

Il nome e la lezione pacifista di Aldo Capitini risuonano davanti alla fontana del tritone, di fronte alla quale sono riuniti tanti perugini nonviolenti, ma persuasi lottatori per una società più “liberata e fraterna”.

Sono qui ad ascoltare la parola di due intellettuali convinti (con Michelstaedter) della forza della “persuasione”, troppo spesso sopraffatta dal conformismo della “retorica”.

Perché la disobbedienza nonviolenta (che segue la “non-collaborazione”, caposaldo capitiniano, insieme alla “non-menzogna”) è una prova di forza, non di codarda debolezza o colpevole indifferenza.

Thoreau – ricorda Giacchè – si poneva la domanda “In democrazia si può disobbedire?”. Sì, c’è spazio per la disobbedienza civile, per la resistenza alle scelte sbagliate dei governi. Senza mai cedere alle lusinghe perché, ricorda Piergiorgio, “ne uccide più la carota che il bastone”.

I mali della società – ricorda Fofi – sono almeno due: uno antico e uno recente. Quello antico è (diceva Guicciardini) il familismo amorale. Quello recente è il narcisismo individuale, il consumo, l’eccesso di informazione che non è “formazione”, la libertà di sproloquiare sui social, senza costrutto.

Diceva Albert Camus: “Mi ribello, dunque siamo” intercettando (al posto del cogito cartesiano) nella rivolta individuale le ragioni di una identità collettiva, portata al dissenso.

“Il mio amico Luis Buñuel – dice Fofi – individuava come “nemici” la scienza, la tecnologia, la sovrappopolazione e l’informazione che non esitava a definire “i 4 cavalieri dell’Apocalisse” e non a torto”.

Ma esistono anche forme di “disobbedienza incivile”, come il non pagare le imposte dovute. Mentre il senso del dovere e della responsabilità dovrebbe, in primis, ispirare quelli che decidono le sorti economiche e politiche del Paese.

Poi tanti riferimenti capitiniani, come la non accettazione della realtà, quando significa morte, violenza, sopraffazione.

Un discorso open air, intriso di cultura e umanità. Ampiamente partecipato da tante persone, accorse per assistere a questa lodevole iniziativa.

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