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Ierofania, Apparizioni del sacro a San Bevignate, chiude il lunedì dell'Angelo... ma qualcosa resterà

“Apparizioni del sacro”, questo contiene il titolo (colto e grecizzante) di “Ierofania”, mostra di light art, tenuta all’interno del Complesso Templare di San Bevignate: luogo intriso di magia e di inusuale commistione tra sacro e profano. Una mostra, ahimè, troppo “periferica”, sebbene realizzabile “solo” in quel luogo, ricco di suggestione e di memorie. Si dice sia una mostra site specific, ossia un intervento d’arte pensato e realizzato per un posto preciso: “tagliato su misura”, insomma. Arte che si appoggia a un elevato grado di tecnologia, divenendo un mix straordinario, un incrocio unico di fare e di pensare, di concepire e di realizzare (tra grafemi, geometrismi, sacralità e led): un capolavoro di splendido artigianato.

Su queste risorse s’innestano, e calzano come un guanto, le parole d’esergo che la compagna di una vita di Angelo, la poetessa Antonella Coletti, ha dipanato intorno al nero della pagina, in modo che balzino in faccia al lettore, come la luce di quelle opere uniche e strazianti. Che ci scuotono (parole e opere) appellandosi alla nostra coscienza di uomini del terzo millennio. E mai decisione è stata più giusta che quella di prorogare la mostra e “tenerla su” fino a domani, lunedì dell’Angelo: il lunedì “di” Angelo!

Se posso dire la mia con franchezza, come sempre faccio, vorrei – e non sono il solo – che quelle opere restassero là dove Angelo le ha collocate. L’ho pensato, l’ho detto e mi ha rinfrancato sapere che due di essere resteranno. Si tratta della Crocifissione (donata dall’autore al Comune di Perugia), posta sopra la bossola di un accesso, troppo brutto di suo. E che, per fortuna, trarrà giovamento da questa scelta. E resterà anche la Via Crucis, con le sue Stazioni, tra dolorose cadute e avanzamenti penosi.

È una mostra colta e simbolica: per apprezzarla, basta guardarla. Perché in ogni luce, o assenza di luce, c’è un significato che non è difficile cogliere. Perché anche il buio è capace di parlarci. Basta un minimo di raccoglimento interiore. Conosco e stimo Angelo da una vita e non mi sono mai chiesto se la sua dimensione spirituale navigasse nei marosi del sacro. Stavolta ne ho avuto la certezza. Direi infatti che, dando luce a concetti e valori di religioso sentire, Angelo Buonumori ha dato alla luce la parte più vera e
profonda del suo animo. Perché, per un artista maturo, il tempo dei bilanci e quello dei progetti finiscono col sovrapporsi.
 

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