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Giovedì, 26 Maggio 2022
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INVIATO CITTADINO Giornata della Memoria a Palazzo Murena, la proiezione per non dimenticare

Un’iniziativa semplice e profonda che intercetta alla radice lo spirito pacifista capitiniano e il messaggio francescano, legandolo alla storia civile e culturale della Vetusta

Giornata della Memoria a Palazzo Murena. La Cappella universitaria lancia alla città l’invito a non dimenticare. Con una mega proiezione in partenza da una finestra che si apre su piazza dell’Università. Siamo all’antico ex convento dei Monaci Olivetani (Abbazia di Monte Oliveto Maggiore), come testimonia il doppio ramo d’olivo sui fastigi.

La facciata della Cappella vanvitelliana (Santa Maria Annunziata) investita da una proiezione animata. Al centro una candela in memoriam e ai lati due iscrizioni. A destra il logo dello Studium UNIPG. A sinistra la scritta “Per non dimenticare”.

Un’iniziativa semplice e profonda che intercetta alla radice lo spirito pacifista capitiniano e il messaggio francescano, legandolo alla storia civile e culturale della Vetusta. Oltre che a pagine di storia da rileggere con occhio sgombro da pregiudizi. Ma senza dimenticare il male e la sua “banalità”, come dice Hannah Arendt. E celebrando, come sottotesto, personaggi per noi indimenticabili.

La storia di quell’edificio unisce a doppio filo cultura e storia, visione religiosa e laica. Nato come chiesa di Monte Morcino Nuovo, fu poi al servizio dello Studium che prima di Ermini non aveva un’Aula Magna degna di questo nome. Vi si riuniva dunque il Senato Accademico fin quando, nel 1958, la Cappella fu riconsacrata al culto.

Personaggio di riferimento fu monsignor Elio Bromuri, poi titolare della pastorale universitaria. Oltre che filosofo, teologo, direttore de La Voce, anima dell’Ostello di via Bontempi… e tanto altro.

Fu don Elio, rettore della chiesa, a guidarci nella strada del civile confronto e della formazione religiosa. Nella sua persona si realizzò la compiuta sintesi di fede e ragione, culto e cultura, laicismo e religiosità profonda, capace di tradursi in apertura al confronto.

Ecco perché – per quanti lo hanno amato – quell’invito a non dimenticare vale doppio. Non dimenticare la Shoà e non dimenticare una figura guida nel dialogo interreligioso e interculturale.

A questo ci hanno fatto pensare quella candela e quella frase. Perché ricordare è vivere due volte. Grazie allo Studium e a chi ha partorito questa idea semplice e geniale.

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