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Circo di strada, artisti e giocoleria per rilanciare il centro storico: "Equilibristi sospesi in piazza IV Novembre"

Un intero week end dedicato alle arti performative e circensi di strada, trampolieri, giocolieri, sputafuoco. Declinando strade, vicoli e piazze di Perugia secondo l'antica vocazione della Fiera dei Morti di medievale memoria

Perugia: capitale del Festival dell’equilibrismo e della giocoleria di strada. Ricordando Struscinàide. Un intero week end dedicato alle arti performative e circensi di strada, trampolieri, giocolieri, sputafuoco. Declinando strade, vicoli e piazze di Perugia secondo l’antica vocazione della Fiera dei Morti di medievale memoria.

Questa la proposta, uscita dallo Studio di Francesco Quintaliani il cui negozietto (piccolo ma pregevole), al civico 4 di corso Vannucci, è divenuto luogo d’incontro di artisti, intellettuali, amanti della Vetusta. Qui, tra una chiacchiera e un caffè, sbocciano proposte, volte a rivitalizzare un centro sempre più asfittico e sonnolento. “Se non si creano occasioni d’interesse, la gente in centro non viene più” dice una operatrice commerciale, delusa dal basso livello delle vendite natalizie.

Così, parlando di storia e tradizione della città d’Euliste, spunta fuori la figura di Arturo Strohschneider, che i perugini chiamarono Struscinàide.

Costui – era il maggio 1911 – tese un filo tra la cattedrale e il palazzo dei Priori, e lo percorse più volte, a piedi e in bicicletta. Un tragitto di ottanta metri di lunghezza, a trenta di altezza. Mentre un’orchestrina, intorno alla Fontana, suonava un’allegra marcetta. A un certo punto, Arturo chiedeva silenzio, avanzava incerto, fingeva di cadere, scherzava col pubblico. La gente stava col naso all’insù, incantata dall’ardimento di quel temerario. Intanto, i militi della Croce Bianca passavano per la raccolta del denaro. Si dice che le offerte, asseritamente destinate a enti benefici, siano finite tutte nelle tasche del furbo e coraggioso triestino. Il quale, a ogni buon conto, donò al Comune di Perugia 421 lire, per mandare al mare i bambini malati di polmoni. Ci fu chi disse che l’offerta era inferiore al costo dell’occupazione del suolo pubblico, che non fu mai corrisposta. E che ai rappresentanti della Croce Bianca non fosse andato nulla. 

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