Francesco Porzi ristampa un raro poemetto "La battaglia del Pian Perduto" che racconta il territorio di Castelluccio e la sua storia

Si tratta di un poemetto edito nel 1914, con introduzione e note di Pietro Pirri, stampato a Foligno dalla tipografia Giuseppe Campi

Francesco Porzi ristampa un raro poemetto, “La battaglia del Pian Perduto”, che racconta il territorio di Castelluccio e la sua storia. Si tratta di un poemetto edito nel 1914, con introduzione e note di Pietro Pirri, stampato a Foligno dalla tipografia Giuseppe Campi.

Francesco lo invia ai soci dell’Associazione Italiana Sciercursionismo e segnatamente a quelli che fanno capo all’Aiser.

Scrive agli amici di tante avventure e sgambate sui monti: “Cari soci e simpatizzanti, visto che non sappiamo cosa… fino a quando e... dato che ogni giorno per forza maggiore le situazioni pandemiche e le conseguenti disposizioni cambiano, vi propongo di dedicarci qualche minuto ’gni tanto per conoscere qualcosa in più dei nostri Sibillini”.

Racconta: “Qualche mese fa, scendendo con passo incerto il Malepasso per arrivare al Piano Grande, descrivendo agli amici soci i quattro piani di Castelluccio, ho nominato il Pian Perduto e inevitabilmente qualcuno mi ha chiesto se il nome fosse derivato da ‘sperduto’, data la zona in cui si trovava, specialmente nei tempi molto passati”.

Curiosità legittima, supposizione sbagliata.

Spiega infatti Porzi: “Il Pian Perduto di Castelluccio deve il suo nome ad una disputa armata avvenuta nel 1522 fra i vissani ed i nursini per il possesso di questo sperduto territorio, conclusasi con la disfatta dei nursini e la ‘perdita’ di questa piccola conca verde… ma bianca per molti mesi”.

Ecco a cosa si riferisce il “perduto”, ossia a una perdita di territorio conseguente a una sconfitta.

Precisa poi che, in questo caso, “tre entità completamente diverse si sono rese protagoniste per conservarne il ricordo. Dunque, la spiegazione si può intercettare mettendo insieme il nuovo nome “Piano Perduto”, il confine geografico regionale (Umbria-Marche), ed un poemetto, che la tradizione attribuisce ad un rozzo pastore”.

Il poemetto, nella versione originale del 1914, è stato ristampato in anastatica nel 1995, dalla Porzi Editoriali, per ordine e conto della “Mostra Mercato del Libro di Visso”.

In realtà, l’autore sarebbe tutt’altro che un rozzo pastore, capace di scrivere in ottave. Ma, probabilmente, potrebbe trattarsi di una persona acculturata, forse appartenente al clero.

“È vero – aggiunge Francesco – che i ‘rozzi pastori’ conoscevano e declamavano a memoria i versi dell’intera Divina Commedia e/o la Gerusalemme Liberata e qualche altro poema popolare. Ma in questo caso c’è da ipotizzare la mano di un erudito”.

Insomma, per chi voglia saperne di più, non c’è che da chiedere a Porzi e ai soci Aiser.

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