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Folla al museo per ammirare la splendida collezione di amuleti, oltre 3mila pezzi: è tra le migliori d'Europa

Si tratta di una collezione di taglio ottocentesco, ispirata da una concezione feticistica degli oggetti, non ancora correttamente integrati nell’adeguato contesto culturale: segue un criterio “naturale” più che culturale

Folla al Manu, Sala dei Bronzi, per seguire la conversazione dell’antropologo Giancarlo Baronti che racconta la storia di amuleti della collezione Bellucci: una delle maggiori e migliori d’Europa (oltre 3000 pezzi!). Fu acquisita dal Museo nel 1921 per lascito testamentario dell’autore. Accanto a lui, la direttrice Luana Cenciaioli.

È anche presente l’ex soprintendente, Anna Eugenia Feruglio, che, insieme a Tullio Seppilli, maestro di Baronti, fu prodiga di indicazioni e suggerimenti relativi ai criteri di esposizione. Baronti ha progettato e diretto l’ordinamento scientifico, curando anche le didascalie e i testi, oltre che la disposizione degli oggetti nelle vetrine. Dunque la sua esposizione risulta dettagliata e competente.

“Si tratta di una collezione di taglio ottocentesco, ispirata da una concezione feticistica degli oggetti, non ancora correttamente integrati nell’adeguato contesto culturale: segue un criterio “naturale” più che culturale. Giuseppe Bellucci fu un archeologo, antichista, demologo, folclorista, primitivista, appassionato precursore del metodo scientifico, almeno per certe sue intuizioni, come quando chiedeva agli informatori quante più possibili informazioni di ogni tipo, sull’oggetto, il suo uso, la denominazione, la provenienza”.

La collezione fu in mostra all’esposizione etnografica italiana del 1911 ed era concepita secondo un criterio di “trasportabilità”, il che le ha consentito di ben figurare a Milano, come a Torino e Parigi, Lisbona e Neuchâtel.“La sistemazione degli oggetti – spiega Baronti – si lega all’origine storica dei manufatti: dalle punte di lancia, come forma apotropaica contro le saette, alle accettine litiche contro i fulmini. Reperti che a volte venivano indossati, in altri casi riposti sopra al camino”.

Gli oggetti hanno valore protettivo, terapeutico, magico, apotropaico.Riguardo ai cicli della vita, ci sono tutte le fasi: corteggiamento, matrimonio, parto, infanzia, età adulta. E poi santi, portafortuna, amuleti di guerra legati alle superstizioni,  falli benauguranti per la procreazione, rimedi antiabortivi, strumenti per assecondare il parto e il puerperio, l’allattamento e la salute del bambino.

Non mancano elementi sincretistici, come oggetti pagani, poi assorbiti e transitati nella cristianità.Durante la visita guidata escono una serie di informazioni di estremo interesse.La mostra fu inaugurata il 7 luglio del 2000 e una sua sezione figurò nell’“Agosto corcianese” nella mostra su “malocchio e stregoneria.La nuova illuminazione di sale e bacheche (già raccontata da Perugia Today) rende oggi perfettamente apprezzabile questa importante sezione del Museo archeologico nazionale dell’Umbria.

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