"Castigat ridendo mores": Enzo Coli a San Matteo degli Armeni col suo “Le Grazie”

Volumetto firmato con lo pseudonimo di Boldrino: sì, quel Boldrino da Panicale, guastatore di eserciti e allievo di Giovanni Acuto

Enzo Coli a San Matteo degli Armeni col suo “Le Grazie”. Volumetto firmato con lo pseudonimo di Boldrino: sì, quel Boldrino da Panicale, guastatore di eserciti e allievo di Giovanni Acuto, cui l’ex assessore alla cultura del Comune di Perugia ama paragonarsi per burla.

Un “quaderno” buttato già in 10 mesi, sollecitato da una tensione culturale e politica che fa di Coli un personaggio graffiante. E indigesto a quanti non amano vedersi fare le bucce con un taglio di satira colta e puntuta. Coli colpisce di rovescio e … di dritto, specie quanto il politico fa il ”dritto” in barba al “diritto”.

“Facit indignatio versus” è stato scritto, per dire che la fonte d’ispirazione è proprio l’indignazione contro una politica fatta di brogli e d’imbrogli. “Nasce tutto dopo le elezioni del 4 marzo, uno scossone per la politica nazionale”, dice l’amico Enzo, antico frequentatore dei classici latini (suo un fondamentale saggio sul poeta assisiate Properzio) e didatta d’eccellenza della lingua di Cicerone.

I 43 sonetti sono scritti in endecasillabi perfetti (tanta è la sapienza metrica di Coli), ma col pennino intinto nel curaro, sebbene non manchino passaggi lirici su amici (fra i quali l’Inviato Cittadino), familiari, politici di alta moralità, come Sandro Pertini, un vero faro etico per Coli.

Enzo parla dell’invasione dell’Ungheria da parte dei carrarmati sovietici in quel lontano 1956 e del conseguente grave turbamento alle coscienze dei sinceri democratici. Ricorda la cara figura di Roberto Abbondanza che lo mise in guardia dal gettare nel cestino quei sonetti d’occasione, spesso donati agi amici.

Enzo “castigat ridendo mores”, ovvero condanna i costumi correnti con un sorriso prossimo allo scherno, ma decisamente intriso d’amarezza. Come esempio di probità, ricorda il rettore Giuseppe Rufo Ermini per il cui nome si è lungamente battuto, al fine di fargli intitolare la piazza che apre davanti a Palazzo Florenzi al Verzaro, luogo che vide Enzino professore quando ancora quel palazzo si chiamava Facoltà di Magistero.

Poi ricorda la prima presentazione dei suoi giocosi elaborati a Porta Santa Susanna nel 1999. Ma oggi Coli ha tante amarezze, fino a scrivere “Mala tempora currunt”. Mentre annuncia la prossima uscita dell’Opera omnia a cura della collega Paola Paolucci. Un autore da tenere d’occhio e… da temere. Almeno da chi ha la faccia pulita e la coscienza sporca.

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