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Umbria Jazz, Enrico Rava e Fabrizio Bosso stordiscono il pubblico con le loro trombe

Inutile dire che quei cinque minuti di ritardo sono valsi per comprendere, grazie ai copiosi applausi del pubblico sentiti fin dalla fermata degli autobus, che la serata stava andando nel migliori dei modi

Ci sono serate a Umbria Jazz che, volente e nolente, può capitare di arrivare lievemente in ritardo, caratteristica, detto fuori dai denti, molto comune alla categoria in questione. Ma quando il difetto riguarda un addetto ai lavori dedito solo alla recensione della manifestazione in questione, il piccolo ritardo si tramuta in ansia da prestazione. Ci sono poche fortune nella vita però. Tra queste sapere che sul palco del Santa Giuliana si trovano Enrico Rava e Fabrizio Bosso. Due musicisti nati con la tromba in mano al posto del biberon.

Inutile dire che quei cinque minuti di ritardo sono valsi per comprendere, grazie ai copiosi applausi del pubblico sentiti fin dalla fermata degli autobus, che la serata stava andando nel migliori dei modi. E cioè verso un jazz puro. E non troppo puro. Semplicemente perfetto. Non hanno bisogno di recensioni, né di tanti giri di parole. Da sempre presenti a Umbri Jazz riescono a esprimere la purezza in maniera così complicata da apparire semplice. Tanto che ogni assolo viene sistematicamente corteggiato dalla platea ormai abituata al virtuosismo dei due.

Inutile dire che anche Stanko con Rava ha saputo dare il meglio di sé. E che l'omaggio invece di Bossi a Dizzy Gillespie, uno più grandi trombettista, rimarrà una pagina impressa nella storia della manifestazione. Insomma, è il caso di ripetersi, gli applausi, la non neccessaria presentazione degli artisti, rimangono l'ennesimo esempio della purezza di questa edizione che ha deciso di evitare i grandi nomi internazionali, preferendo la bellezza del jazz.

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