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Donatella Tesei ai Notari per la “prima” uscita pubblica in veste di lettrice

L'incontro sul libro di Sergio Rizzo, con Alessandro Campi e Leonardo Varasano

Donatella Tesei ai Notari per la “prima” uscita pubblica in veste di lettrice, sul libro di Sergio Rizzo, con Alessandro Campi e Leonardo Varasano.

Un esperimento, se non un azzardo, quello di aver organizzato l’iniziativa del Circolo dei Lettori alle 11 di domenica. Ma la città ha risposto con una nutrita, quanto inattesa presenza.

Certo che i personaggi lo meritano e questo “La memoria del criceto. Viaggio nelle amnesie italiane” (Rizzoli) è proprio un bel libro che si fa letteralmente divorare, per rigore, ironia, scorrevolezza. Anche se – come spesso accade – la scrittura di denuncia, specie quando è ben fatta, mi fa scattare un senso di rabbia e sofferta ribellione.

Esperimento avvalorato – dice Campi – dalla mancanza di un “moderatore”. Anche perché non c’è nulla da moderare e “non si tratta della presentazione di un libro, ma di una conversazione” su temi che l’opera propone. Temi bollenti e scomodissimi, come l’assunto che noi italiani abbiamo la memoria corta, come quella di… un criceto (si dice che l’animaletto non ricordi eventi che vanno oltre i venti secondi di distanza). Ben misera attitudine, rispetto (ma sarà vero?) alla memoria di un elefante.

Lo disse già Pier Paolo Pasolini, inascoltato profeta: “Siamo un Paese senza memoria”. Lo ribadisce a chiare lettere Rizzo.

Insomma, dicono Rizzo e Campi, continuiamo a ripetere gli stessi errori. Oppure ci ispiriamo alla filosofia gattopardesca del “tutto cambi, purché nulla cambi”. Anzi: addirittura facciamo di peggio. Se è vero che da 18 mila, abbiamo portato a ben 32 mila le stazioni appaltanti: alla faccia della semplificazione.

Così accade che un evento sismico, ormai così frequente, quasi ordinario in Italia, venga affrontato con una logica emergenziale, anziché come fatto fisiologico. Oppure che la semplificazione diventi complicazione. Lo sostiene l’assessore Varasano che porta l’esempio della scuola, dove le incessanti pseudo riforme hanno comportato disvalore e fattori di effetto peggiorativo.

Donatella Tesei, che ben conosce lo stato dell’arte della politica, dà ragione all’autore e getta sul tavolo la ricostruzione post sisma del 1997, ben più efficiente di quella attuale. Ma il fatto è che a poco valgono le leggi, senza le circolari applicative, i “concerti” e quant’altro.

Varasano reitera la metafora del criceto, prigioniero della ruota e privo di responsabilità, condannato a un lavoro inutile e frustrante.

E salta fuori il tema della “cabinite” quasi che mitiche “cabine di regia” siano in grado di risolvere i problemi. Quindi cita le tante occasioni perdute, con ignoranza della storia e dell’aspetto evenemenziale, troppo lontano dalla cultura di un popolo cui la scuola non fornisce elementi adeguati di conoscenza. O forse, come si è detto, “governare gli Italiani non è difficile. È impossibile”.

Un sistema, si dice, troppo avvocatizzato e con anacronistiche autonomie che nuocciono a una visione unitaria del Paese. Insomma: proprio tutto da rifare? Tutto… no. Parecchio, sì.

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