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Discusso al Post Mod il rapporto tra cinema e letteratura con lo scrittore Emanuele Bissattini e il critico Simone Rossi

Tema della serata: l’opera di Raymond Chandler, densa di rimandi scespiriani. Dalla sua produzione origina la figura di Marlowe, che rinvia a echi amletici e beckettiani

Discusso al Post Mod il rapporto tra cinema e letteratura. Entrano in media res – prima della proiezione de “Il Lungo addio” di Robert Altaman – lo scrittore Emanuele Bissattini e il critico Simone Rossi.

Bissattini è scrittore di noir, si occupa di story telling, scrittura creativa, sceneggiatura e copy writing. Nasce giornalista d'inchiesta sociale (il Manifesto, L'Espresso) e poi si orienta in direzione della scrittura creativa.

Tema della serata: l’opera di Raymond Chandler, densa di rimandi scespiriani. Dalla sua produzione origina la figura di Marlowe, che rinvia a echi amletici e beckettiani.

“Il detective non è un vinto né un rassegnato, ma coltiva un’idea di giustizia lontana dalla legge”, commenta Bissattini. Significa che il personaggio si pone criticamente rispetto al sistema, ispirandosi alla cosiddetta “giustizia della strada”.

Si direbbe – secondo lo scrittore ospite – che Chandler stia dalla parte del cattivo, quasi come agente del caos, incapace di trovarsi un posto nel mondo.

Il discorso si dipana fra citazioni letterarie e filmiche. Certo che il personaggio interpretato da Elliot Gould è semplicemente strepitoso e di grande attualità, come espressione di un mondo che pare rassegnato al peggio. Ma che vibra qualche colpo di coda contro un sistema ingiusto e inaccettabile.

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