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"Quando a Todi ardeva la Fiamma", in un libro 50 anni di storia del Movimento Sociale sul "colle"

Opera di Graziano Barberini e Pier Francesco Quaglietti raccoglie testimonianze, documenti d'archivio e i verbali delle sedute del consiglio comunale dal 1952

La storia si può fare in due modi, fondamentalmente, forse tre. Il primo è attraversi documenti d’archivio, carte che parlano e dicono tanto, ma rimangono fredde, in generale; il secondo è quello di raccogliere le testimonianze e i racconti di chi ha vissuto particolari eventi, ma le dichiarazioni sono sempre mediate dal ricordo, dalle omissioni o dalla volontà di accrescere la propria partecipazione a quel dato fatto storico, quindi bisogna soppesare la validità di quei ricordi. Un terzo modo è quello di ricostruire i fatti da fonti d’archivio e dai racconti, cercando elementi che confermino i secondi.

“Quando a Todi ardeva la Fiamma” (Eclettica edizioni), di Graziano Barberini e Pier Francesco Quaglietti, ha scelto di percorrere questa terza via, “saccheggiando” il fondo archivistico del Movimento Sociale Italiano presso l’Archivio di Stato di Perugia, controllando i registri matricolari del Distretto Militare di tanti esponenti del partito, le carte della Questura e i verbali dei consigli comunali tuderti, sfogliando le pagine delle emeroteche e raccogliendo racconti e testimonianze di militanti e attingendo alla propria storia personale e politica.

In 250 pagine di storie, aneddoti e vicissitudini, si racconta il percorso di una comunità politica nell’arco di quasi 50 anni. Nelle righe di questo affresco si percepisce la passione e il coinvolgimento dei due autori, ma questo non inficia l’analisi storica, politica e umana del lavoro (che sicuramente non soddisferà tutti, sollevando critiche, per quel personalismo tipico della testimonianza), come ben si legge nella prefazione di Giuseppe Parlato: “Poi, certo, fu anche una comunità intellettualmente rissosa, tatticamente ingenua e strategicamente confusa, attraversata com’era da visioni e da aspirazioni non sempre conciliabili, a volte un po’ refrattaria ad affrontare le sfide della modernizzazione della società. Ma fu una comunità di gente per bene. Profondamente per bene. Che diede molto e non chiese nulla”. Grazie al quale emergono anche degli inediti storici, squarci di vita tenuti nascosti nei periodi più turbolenti della vita politica italiana, come nel caso della dedica al Seniore Settimio Gelosi, la cui vita è tutta da leggere e scoprire. Oppure la vicenda umana di Aldo Chiinea fino agli ultimi eletti a cariche politiche prima dello sciogliemento del Movimento Sociale Italiano. Perché in fondo, quella narrata, è la storia di un testimone che viene passato di generazione in generazione “tra uomini che vissero al sole la bella politica, disprezzando poltrone e vantaggi personali”.

Un libro che scritto per non “disperdere la memoria di una storia che, iniziata nel giugno 1947, si è protratta per quasi cinquant’anni, interessando più generazioni cresciute sotto l’insegna della fiamma. Il libro non è un’apologia, anche se certo non rinneghiamo una storia vissuta in prima persona; a distanza di decenni, però, ci sembra necessario un sguardo sereno che inquadri quelle vicende nella luce della storia e le sottragga alle polemiche strumentali della politica” affermano i due autori. Un libro che ha anche il merito, infine, di aver aperto archivi pubblici e privati, verbali dei consigli comunali dal 1952, raccolto testimonianze orali e scritte, per far emergere “una storia connessa alle specificità di un territorio, ma in qualche modo rappresentativa anche delle storie delle tante comunità missine di ogni angolo d’Italia”.

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