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"Piccole foglie", il linguaggio dell'amore secondo Franca Mancini

Una silloge della poetessa tuderte mischia natura e sentimenti, tempo e suono, raccontando i tre momenti della passione

Due dichiarazioni d’amore aprono e chiudono la silloge di Franca Mancini (“Piccole foglie”, edizioni I libri di Pan, 192 pagine, 12 euro).

L’amore è presenza, speranza, frammenti di gesti e pensieri, un insieme di ricordi, nascondimenti e svelamenti, incontri frutto di inviti, certezze, libertà e respiri profondi.

Le poesie di Franca Mancini ripercorrono le stagioni dell’amore attraverso i gesti quotidiani, lo scorrere del tempo, l’evolversi atmosferico collegato ai sentimenti e alla loro maturazione con le età che si susseguono, i suoni dell’anima che si confondono con quelli del mondo circostante.

Sentimenti ed emozioni che si collegano ai gesti, la gioia e il sollievo di una carezza, le lacrime che spingono via il dolore, il sorriso che apre il cuore o allontana un ricordo non sempre piacevole.

Una silloge poetica che cerca di rispondere ad una domanda tanto antica quanto irrisolta: cosa nasconde il cuore di chi ama? Quali paure e quali tensioni innalzano e sprofondano, di continuo, le certezze dell’uomo e della donna che si abbandonano al sentimento?

Franca Mancini non offre soluzioni, ma solo sentimenti vivi, attraverso un trittico paragonabile alle tre età dell’uomo: infanzia, età adulta e vecchiaia. L’innamoramento nasce, si incendia, vuole tutto come un bambino capriccioso; poi si trasforma in amore, con saggezza doma le passioni e vive la gioia; nella terza fase il fuoco si placa, continua a bruciare, ma senza distruggere tutto.

L’amore è conflitto, con sé e con gli altri, ma non distruttivo, è spinta verso “ciò che è grande e sublime”.

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