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Il Conservatorio di Musica di Perugia sfida la crisi attraverso il talento dei giovani

Perugia Today ne ha parlato con il Maestro Piero Caraba, Direttore del Conservatorio perugino, che, grazie ad una cospicua offerta artistica rivolta ai giovani studenti, continua a promulgare la propria identità, gettando al contempo, orizzonti nuovi su cui collocare la nuova generazione dei musicisti

Arrendersi e soffocare dentro la propria gloria non è sempre sintomatico di un Paese, come l’Italia, polo interlocutore di storie e culture immemori, che, disorientato dalle manovre finanziare che toccano anche la Cultura, tenta di rispondere e sopravvivere con gli strumenti che gli sono affini. Istituzioni di Alta Cultura, quali i Conservatori di Musica, “minacciati” dalle mancate sovvenzioni statali, continuano a delineare voci e strategie nuove che promuovano ancora ambientazioni stabili su cui collocare l’orgoglio e la cultura italiana nel mondo.

E se il Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, già Istituzione di Alta Cultura, si pone palcoscenico a gran voce per dar lustro a giovani studenti, promuovendo altresì possibilità occupazionali che trovino negli scambi culturali promossi all’interno degli stessi, visioni globali che smentiscano, di fatto, la crisi culturale italiana, ecco che gli strumenti messi in atto per rispondere alla crisi economico finanziaria getta nuove prospettive ed accoglie istanze innovatrici che diano concrete risposte alla vitalità della formazione musicale. Un’offerta formativa, che di fatto continua ad “attrarre” studenti italiani ma anche molti stranieri, che riconoscono ancora la grande scuola italiana.

Perugia Today ne ha parlato con il Maestro Piero Caraba, Direttore del Conservatorio perugino, che, grazie ad una cospicua offerta artistica rivolta ai  giovani studenti, continua a promulgare la propria identità, gettando al contempo, orizzonti nuovi su cui collocare la nuova generazione dei musicisti.

Maestro, in che stato vessa la ‘salute’ degli Istituti di Alta Cultura italiani?

“Va avanti principalmente grazie all’entusiasmo di chi li gestisce e di chi li anima, perché dal punto di vista dell’appoggio del Miur, da cui le istituzioni Afam (Alta Formazione Artistica e Musicale) dipendono, a valutare dagli stanziamenti si dovrebbe pensare il contrario. Nel giro di sette anni abbiamo avuto la decurtazione dei finanziamenti di circe due terzi, eppure, anche se le attenzioni finanziare sono quasi all’agonia, gli sforzi e gli entusiasmi dei dirigenti, docenti ed allievi, permettono comunque di realizzare il tipico miracolo italiano, permettendo alla cultura di sopravvivere. Al Conservatorio di Perugia c’è ancora una buona tenuta di iscrizioni, e questo è confortante”

Qual è, secondo lei, la risposta che i Conservatori potrebbero dare a questo mancato appoggio finanziario?

“È  la stessa risposta che potrebbero dare tutte le Istituzioni che si occupano di Cultura e di Arte, in un Paese, come l’Italia, che  potrebbe vivere benissimo di questo. La risposta dei Conservatori in particolare verte sulla necessità di avere spazi adeguati perché, di conseguenza, migliorerebbe anche l’economia del Paese.

Il Conservatorio di Perugia in particolare, tenta di rispondere promuovendo la cultura musicale attraverso i suoi allievi più meritevoli grazie alle molteplici iniziative…

“In Conservatorio abbiamo varie direttive con cui animare la vita musicale degli studenti, una delle ultime è stata la creazione di un collettivo Morlacchi a cura degli studenti stessi, a cui è stata affidata, dalla Direzione, l’organizzazione della prossima stagione dei concerti. Sotto il monitoraggio  del Consiglio Accademico, saranno gli stessi ragazzi ad auto selezionarsi e a gestire una prima stagione interamente organizzata da loro. Inoltre abbiamo richieste di collaborazioni esterne a partire dal Festival dei Due Mondi di Spoleto o il Festival di Castel Rigone e altre realtà importanti che bussano al Conservatorio per avere il contributo dei nostri studenti”.

Il Conservatorio di Perugia ha aperto le sue porte alla musica jazz, contemporanea ed elettronica; è un’ apertura sintomatica delle tante difficoltà occupazionali nell’ambito artistico oggi?

“Il Conservatorio è un luogo dove creare musicisti professionisti, che abbiano uno spettro d’azione a 360 gradi. Partendo dal presupposto che la musica è una sola, se studiata ed eseguita in maniera corretta, non c’è distinzione tra la formazione di un  musicista jazz o classico. Se il  Conservatorio rimanesse impassibile rispetto a quelli che sono i cambiamenti culturali dei linguaggi, non rispecchierebbe l’evoluzione intrinseca alla musica. Più il Conservatorio recepisce quelle che sono le istanze del cambiamento del linguaggio, più osserva la sua funzione principale: formare musicisti professionisti che sappiano adeguarsi al linguaggio corrente e di conseguenza  avere maggiori possibilità lavorative”.

Crede che con il tempo, i circa 60 Conservatori che in tutta Italia tracciano una mappatura culturale importante, possano venir chiusi? E la risposta potrebbe essere la privatizzazione degli stessi?

“Non penso si arriverà ad una chiusura dei Conservatori, ma sicuramente ad una diversificazione delle funzioni delle singole Istituzioni. Il mio auspicio è che si vada verso una maggiore autonomia dei Conservatori, dal punto di vista delle scelte didattiche ed economiche, non verso la loro privatizzazione che comporterebbe problematiche relative all’etica o alle scelte politico gestionali.

Se il Ministero taglia i finanziamenti, allora dovrebbe garantire maggiore autonomia gestionale agli Istituti di Alta Cultura. Un’autonomia che garantisca la ripresa di una vitalità interna degli stessi”. 

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