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L'Intervista a Fulvio Abbate: "La mia anarchia, la rivoluzione e Teledurruti"

Lo incontriamo in occasione del festival del giornalismo a Perugia, in cui presenterà il suo spettacolo monologo "Il teatro degli oggetti" in programma stasera, mercoledì 6 aprile, al Teatro Morlacchi

Dal mondo del giornalismo oggi a Selvaggia Lucarelli passando per la situazione politica italiana senza colpi d'arresto; non le manda certo a dire lo scrittore Fulvio Abbate, vena poetica ed al contempo tagliente della nostra cultura;ha scritto per il Fatto Quotidiano, L'Unità, La Stampa, il Messaggero (solo per citarne alcuni), nel 2010 fonda il movimento Situazionismo e Libertà con gli slogan "Aboliamo il lavoro" e "Abbasso la realtà". Dal 2007, è anche una star dei social network grazie al suo canale Youtube ed al suo video format"casalingo" Teledurruti. Satira, lucida critica della condizione politico culturale italiana, ci racconta, in questa intervista, la sua personale e "pungente " visione del Belpaese. 

Lo incontriamo in occasione del festival del giornalismo a Perugia, in cui presenterà il suo spettacolo monologo “Il teatro degli oggetti” in programma stasera, mercoledì 6 aprile, al Teatro Morlacchi.

Vuoi darci qualche anticipazione del tuo spettacolo “Il teatro degli oggetti” che sarà a Perugia in occasione del Festival del giornalismo?

“Partiamo dal fatto che sono uno scrittore e che tutti i miei tentativi, negli anni, di avere regolarità giornalistica sono stati frustrati avendo raccolto una serie di ostracismi da una serie di giornali...Il Teatro degli oggetti è lo “one man show “di cui mi sono dotato da una decina di anni a questa parte. É un modo per raccontare il mondo, attraverso gli oggetti e del loro potenziale magico, se perfino il più sciocco souvenir si carica di un valore narrativo ed affettivo. Attraverso alcuni oggetti ho scelto di raccontare in maniera intima, politica ed epocale, il mondo. E proprio in occasione di un festival dedicato al giornalismo, ho inserito nello spettacolo anche alcune copie di giornali significativi dal punto di vista storico. Come una copia di Charlie Hebdo del 1972.. ma non anticipo altro". 

Con Teledurruti, la televisione monolocale, inizia la tua ascesa mediatica. Cosa ci sarà dopo Teledurruti?

“Teledurruti è  molto più di un oggetto mediatico, è un laboratorio espressivo e permanente in grado di contenere tutto: da una mia invettiva a qualcosa che raccolgo con un telefonino. Al momento più di Teledurruti non c'è nulla perchè nessuno mi darebbe la libertà come questo mezzo. Cosa dovrebbero fare? Invitare Teledurruti in Tv al posto di Sanremo? Sarebbe un fallimento. 

Citando un tuo monologo su Teledurruti: "C'era una volta il mestiere del giornalismo"?

“Certo che non esiste più. Nessuno compra i giornali. Neanche io. Perchè? non do soldi a chi ritiene di controllare le opinioni. L'unico giornale che manca è quello dei necrologi, ma forse facebook e twitter suppliscono in modo egregio anche a questo. É così che apprendi la morte delle persone. Vedi la scomparsa di Emiliano Liunzi. Alla quale volevo bene al di là del suo essere giornalista. In generale il giornalista oggi è purtroppo un ragazzo sottopagato, condannato al desk, un servo della gleba del mondo del lavoro. In più l'accesso a questa professione è sempre più complicata in un paese di familismo e nepotismo morali; chi viene gratificato è "figlio di", "nipote di". Ma questo vale anche per molte altre professioni,. Ed è inaccettabile. Io questa risposta l'ho data creando Teledurruti, in modo che io possa dire quello che gli altri non vogliono (farmi dire). Non accettano persone che non siano gestibili. Non voglio farne una questione personale, io ho sessant'anni, non mi hanno spezzato le gambe. Ciò che è drammatico è che un ragazzo che vuole fare questo lavoro debba prepararsi ad una via crucis interminabile".

Una battuta sul caso Guidi?

"Il caso Guidi è il precipitato del nepotismo, della cooptazione, ma con un ingrediente narrativo straordinario..”questo” Gemelli è riuscito ad intortare la Ministra, immaginiamo quindi che abbia delle doti incredibili. E dire che si narra che per anni abbia dato la caccia su twitter a Nike Rivelli..Evidentemente anche tra i ricchi borghesi esistono debolezze umane.

L'elemento di tracotanza di Renzi e i suoi è inimmaginabile..ed è inanzitutto tracotanza culturale. Non vengono da nessuna storia, sono 40enni che non possono essere assimilati a nessuna delle famiglie politiche storiche che questo paese ha avuto. Semplificando, li associamo ad una post democrazia cristiana. Non esiste, in generale, più nè destra nè sinistra. Esiste Selvaggia Lucarelli, che riesce a conquistare l'attenzione e l'interesse mediatico dei suoi lettori citando Zara e Candy Candy e conquistando centomila like. Prevale la banalità di massa".

Come la vedi la situazione artistica italiana?

“Il lavoro artistico credo debba essere critica dell'esistente e non ricerca del consenso. Quello che vedo è una ricerca del consenso, e questo non mi interessa. Forse siamo stati rovinati da Andy Wharol, che identifica il marchio della Coca Cola con l'arte, quando l'oggetto della produzione coincide con la massima icona artistica..è tutta colpa del pop. Ha legittimato il kitsch dandole quasi un ruolo eversivo, in realtà è solo spazzatura. Non vedo figure carismatiche, oggi l'artista è un cameriere della borghesia. É tutto glamour, il pubblico dell'arte è un pubblico di trentenni che vengono da un contesto borghese affluente e che si rispecchia in quel determinato contesto. Paradossalmente Sgarbi è l'artista d'avanguardia più interessante che abbiamo in Italia, perchè risponde unicamente al proprio narcisismo. Ogni qualvolta ha tentato di piegarsi alla logica berlusconiana, il suo narcisismo ha prevaricato".

Lo sai che è proprio a Perugia si può dire sia nata la carriera musicale di Capossela, scoperta da un noto promoter perugino..

"Capossela lo definisco un banale d'autore e quel suo mondo musicale lo trovo insostenibile, ma questa è una mia opinione. Non c'è nessuna diatriba personale. Dopo 10 minuti che lo ascolto divento un licantropo. In generale, credo non esistano più i cantautori italiani, sono rimasto legato a certi momenti musicali di De Gregori, De Andrè e di Claudio Lolli, finisce qui".

A parte Capossela e la Lucarelli, cosa non sopporti di questo paese?

"Faccio un esempio. Dopo la strage del Bataclan a Parigi, in un paese come la francia  dove esiste una cultura repubblicana (cosidetta) la risposta delle Istituzioni è stata quella di non permettere che ai ragazzi sia negato il piacere, la voglia di divertirsi. In questo paese cattocomunista la risposta sarebbe stata: Hanno fatto piangere tante mamme. Questa subcultura della famiglia è insostenibile anche perchè non c'è cultura del bene comune: Basta vedere come gli altri guidano le auto. Come se le strade fossero le loro. E questo è un dato antropologico". 

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