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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cultura Todi

L'arte come stimolo alla ricerca del bello e del vero, nuovi spazi e un catalogo per la collezione del liceo Jacopone da Todi

Sabato 4 dicembre alle ore 16 inaugurazione del nuovo allestimento negli spazi liceali e presentazione del catalogo cui hanno messo mano gli studenti nel percorso di alternanza scuola-lavoro. L'intervista alle curatrici

Il liceo Jacopone da Todi ha una galleria d’arte invidiabile. Pezzi unici raccolti nel tempo (solo per citarne alcuni: Piero Dorazio, Nicolas Carone, Corrado Cagli, Beverly Pepper, Bruno Ceccobelli, Massimo Barzagli, Graziano Marini, Lindsay Kemp), oggetto di una nuova collocazione e, adesso, studiati e raccolti in un catalogo.

La cerimonia per il nuovo allestimento e la presentazione del catalogo della Galleria d’arte “JAC” (Jacopone Art Collection) si svolgerà domani, 4 dicembre 2021 alle ore 16, nei locali della scuola (largo Martino I) alla presenza di docenti, personale amministrativo e tecnico, degli studenti, con un intervento introduttivo del dirigente scolastico Sergio Guarente, seguito dagli interventi del Maestro Bruno Ceccobelli, e delle professoresse Cinzia Cardinali e Filomena Boscaino curatrici dell’allestimento e del cataolgo.

La cerimonia si svolgerà nel rispetto delle vigenti norme concernenti l’emergenza sanitaria da Covid-19, tra cui l’obbligo di esibizione e controllo del green pass.

La collezione è composta da opere storicamente appartenenti al liceo fin dalla sua fondazione, implementata da nuove acquisizioni negli anni ‘80 del XX secolo, grazie a donazioni di privati cittadini, degli autori stessi o dei loro eredi, fino a contare una cinquantina di opere tra dipinti, sculture e grafiche che spaziano dal XVII secolo ai giorni nostri.

Professoressa Cinzia Cardinali, come nasce la collezione d'arte dello Jacopone?

“Il nucleo originario della Collezione JAC (acronimo di Jacopone Art Collection) è composto in parte da opere storicamente appartenenti al Liceo fin dalla sua fondazione, in parte da acquisizioni che si sono susseguite dagli anni ’90 del Novecento in poi, grazie a donazioni di collezionisti privati, degli autori stessi o dei loro eredi. Negli anni più recenti, il corpus si è accresciuto sia numericamente che qualitativamente con l’arrivo di nuove opere di grandi maestri del Novecento e di artisti tra i più affermati dell’orizzonte contemporaneo. L’iniziativa di valorizzare questo prezioso patrimonio, attraverso l’istituzione di una collezione permanente, è stata intrapresa sistematicamente a partire dal 2016, con le operazioni di schedatura e catalogazione della raccolta propedeutiche alla redazione finale del catalogo, cui hanno partecipato tutti i docenti di Storia dell’Arte, un team altamente qualificato di professionisti ognuno dei quali specializzato nei vari campi della disciplina, dall’architettura alla grafica, dal restauro alla critica d’arte”.

Quali opere raccoglie?

“La JAC si compone attualmente di una cinquantina di opere tra dipinti, sculture e grafiche che spaziano dal XVII secolo ai giorni nostri, firmate da old masters, apprezzati autori locali, emergenti di chiara fama e maestri di rango internazionale. Per citare solo alcuni nomi, la collezione vanta opere di Piero Dorazio, Nicolas Carone, Corrado Cagli, Beverly Pepper, Bruno Ceccobelli, Massimo Barzagli, Graziano Marini, Lindsay Kemp”.

Che cosa racconta il catalogo?

“Il catalogo che presentiamo, pubblicato nel 2019, comprende le opere entrate a far parte della Collezione prima di quella data. Nel frattempo ne sono state acquisite numerose altre, che sono esposte in mostra e verranno incluse nel secondo volume in corso di redazione. Il catalogo già edito presenta le immagini delle opere corredate da un ampio e accurato apparato critico. Si tratta del punto di arrivo di una intensa e articolata attività, che si è snodata nell’arco di quattro anni e che ha visto la partecipazione non solo degli esperti ‘addetti ai lavori’, ma anche di una rappresentanza di studenti, coinvolta nelle varie fasi di catalogazione ed editing come esperienza di alternanza scuola-lavoro. Si è voluto in questo modo proporre il progetto di musealizzazione come modello di didattica dei Beni Culturali, puntando a valorizzare il potenziale educativo dell’Arte come strumento di sensibilizzazione dei giovani verso il rispetto e la cura del patrimonio e a favorire l’approccio consapevole alle espressioni artistiche della contemporaneità”.

Professoressa Filomena Boscaino, tra passato e presente, quale lavoro è stato fatto per la nuova disposizione della collezione?

“L’esposizione permanente all’interno del nostro Istituto, per la sua alta valenza didattica e formativa, è stata concepita soprattutto per la fruizione da parte degli alunni che vivono quotidianamente gli spazi. La Collezione, attualmente, si compone di circa cinquanta opere tra dipinti, sculture e grafiche che spaziano dal XVII secolo ai giorni nostri. Il primo allestimento era stato strutturato favorendo una narrazione di tipo cronologico: dall’Aula Magna, in cui sono esposte le opere più antiche della raccolta, in consonanza con la presenza sulla parete di fondo del seicentesco affresco del celebre pittore tuderte Andrea Polinori, si apriva il percorso espositivo concepito come flusso visivo lineare e continuo, perfettamente modellato sulle caratteristiche spaziali del lungo e ampio corridoio per sua stessa conformazione simile a una grande galleria museale, che ospitava l’intera sezione contemporanea e una scultura del XIX secolo, collocata al centro della pinacoteca come trait d’union tra passato e presente. Con l’acquisizione di numerose nuove opere grazie a donazioni di privati cittadini, degli autori stessi o dei loro eredi, è sorta la necessità di ampliare gli spazi espositivi e rimodulare l’intero impianto concettuale. Considerando che siamo all’interno di una scuola e che gli ambienti non sono propriamente quelli di una galleria d’arte, si è pensato di avere un approccio più libero ed eclettico ignorando rigide classificazioni per dare spazio ad accostamenti inediti e al dialogo tra opere appartenenti a diverse epoche storiche e categorie artistiche. La JAC, presentando in modo libero opere e periodi dell'arte, si pone lo scopo, con semplicità, di stimolare la sensibilità, la creatività e la curiosità degli alunni motivandoli alla visita di grandi musei, fornendo loro alcune chiavi di lettura dell’opera d’arte”.

Qual è il filo logico che orienta la nuova collocazione?

“Partendo dall’assunto che per la realizzazione di un allestimento espositivo non esistono ‘regole prefissate’ e ‘manuali operativi’ sulle strategie di valorizzazione dell’opera d’arte, si è cercato, per quanto possibile con le limitate risorse a nostra disposizione, di creare un ambiente stimolante per gli allievi del Liceo Jacopone e, al contempo, di rendere la visita alla collezione JAC anche da parte di visitatori esterni, una esperienza coinvolgente e di libera e creativa interpretazione. Negli ultimi anni, il superamento dell’ordine cronologico è una scelta adottata da molti curatori ma, in realtà, non è una novità. Già i romani accostavano le statue greche di epoche e provenienze diverse alle loro sculture contemporanee. I Medici raccolsero reperti di varie culture e accostarono statue antiche e opere di Donatello e Botticelli, loro contemporanei, strumenti scientifici e monete, libri e reperti archeologici in una ampia e raffinata collezione. Solo nel XIX secolo, con l’evoluzione degli studi scientifici e la nascita dei musei c’è stata una sempre crescente tendenza alla categorizzazione e specializzazione favorendo una narrazione di tipo cronologico. In questo nuovo spazio espositivo la sequenza delle opere in mostra si snoda sul filo delle affinità e delle concordanze stilistiche, sia pur sottili nella pluralità dei linguaggi formali, e dalle suggestioni evocate dal confronto e dalla comparazione tra correnti e tendenze artistiche del nostro tempo. Il risultato? Uno spazio espositivo senza confini che dia la possibilità a ciascuno, secondo la propria sensibilità, di creare nuovi collegamenti, e che incoraggi i giovani fruitori, e non solo, ad ampliare il loro bagaglio culturale”.

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