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ARTE E COLORI- Cristina Benedetti, pittrice armena in mostra al Giò Jazz

Cristina Benedetti, pittrice e scultrice di origine armena, spellana d’adozione, in mostra al Giò Jazz. L’ha presentata chi scrive, chiamato dal pittore Stefano Chiacchella, organizzatore del ciclo di eventi che incrociano arte, musica e convivialità. È figlia d’arte, in quanto il padre è figura eminente del milieu artistico-culturale del suo Paese. Nel corso della recente mostra a Narni, sul tema “Il linguaggio universale dell’uomo”, è stata apprezzata da Vittorio Sgarbi, che ha scritto “Cristina cerca lo spirito nella forma”. Forma che si rivela in modo intenso e puntuale nelle sue carte e nelle sculture. Forse non è estranea a questa formidabile resa anatomica la sua formazione scientifica, legata agli studi medici e alla laurea in ginecologia.

Il processo creativo dell’artista è marcato da tecniche e stilemi personali che passano per il trattamento di carte con carboncini e acrilici diluiti, in un percorso espressivo di grande originalità e pregnante efficacia. Un processo di lacerazione-macerazione che denota un tormento e una ricerca costante del sé e delle oscure ragioni dell’esistere. È l’occhio umano che emerge in mille configurazioni nel suo lavoro: un occhio “speculum animae”, ma anche istanza di verità in chiave spirituale agostiniana.

Una pittura e una scultura che sono frutto di entusiasmo e intuizione. Una passione che si rivela nello spendersi in modo totalizzante nello sforzo di mente e di cuore. Non tutto può infatti ridursi a tecnica o razionalità perché, come dice Pascal, “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. Specie un cuore d’artista.

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