Corale 2018... miracoli dell'arte nei territori umbri terremotati

“Corale 2018: insieme si spostano montagne”, è l’attività svolta nel Comune di Preci nell’inverno 2017-2018

“Corale 2018: insieme si spostano montagne”, è l’attività svolta nel Comune di Preci nell’inverno 2017-2018. Protagonisti: il Teatro Stabile dell’Umbria e i gruppi Teatro delle Ariette, Mariangela Gualtieri/Teatro Valdoca, Teatro delle Briciole, Gosie Vervollsen e Cristina Stadlbauer e altri.

“Più che un progetto: un processo”, spiega l’assessore regionale Fernanda Cecchini che guarda in prospettiva. Iniziativa per la quale il sindaco di Preci, Pietro Bellini, ringrazia di cuore, auspicandone la prosecuzione. Mentre gli abitanti di Norcia, Cascia e Preci si rifugiano in tendopoli, roulotte, camper o container, c’è chi si fa carico di costruire un presidio culturale che coinvolga i cittadini di quei luoghi restituendo loro interessi e identità.

Tanti gli eventi e i laboratori, attivati per tre giorni a settimana, in condizioni spesso disagiate: teatro, danza, coro, bambini, cineforum, con artisti nazionali e internazionali. Tra i nostri: Leonardo Delogu, Daria Menichetti, Vincenzo Schino, Marta Bichisao, Emiliano Pergolari, Michele Bandini, Mael Veisse, Carolina Balucani, Angelo Carchici, organizzati da Francesca Agabiti, per la direzione tecnica di Giovanni Marocco. Linda Di Pietro, che col precedente direttore Artistico dello Stabile Franco Ruggieri l’ha inventata, spiega l’iniziativa di Corale, vòlta a raccontare la narrazione collettiva, allo scopo di rianimare la gente e il suo territorio, quella Heimat (“piccola patria”) che va ad ogni costo preservata.

Iniziativa oggi convintamente perpetuata dal nuovo direttore Nino Marino. Non solo animazione – racconta Leonardo Delogu, a nome degli artisti – ma anche la creazione di un “Museo delle cose splendide”, fatto di microstorie che narrano la macrostoria. Tante case da visitare per vedere oggetti che raccontano, insieme al loro proprietario, vicende di vita. Oggetti d’uso per mostrare la dimensione del sacro, che non significa “religioso”, ma attinente alla parte più intima e valoriale della coscienza individuale e collettiva.

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E ancora “natura e paesaggio”, portati immensi e identitari. Questo e molto altro hanno fatto i ragazzi di Corale: un miraculum laico, una cosa mirabile, frutto dell’impegno, dell’arte, della creatività.

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