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Porta Santa Susanna, la conferenza: i tedeschi erano veramente tutti cattivi?

La conferenza si è tenuta con la collaborazione dell'Associazione Culturale Monti del Tezio

Ma i tedeschi erano veramente tutti cattivi? All’Associazione Porta Santa Susanna si smentisce un luogo comune. Per il ciclo culturale, che l'Associazione ha voluto dedicare quest'anno al tema “Volti di Perugia e dell’Umbria. Storie di uomini e di donne tra passato e presente”, si è parlato del Monte Tezio che fu testimone, durante l’ultimo conflitto, dell’abbattimento di due aerei, uno tedesco e l’altro alleato (relatore Mauro Bifani). La conferenza si è tenuta con la collaborazione dell'Associazione Culturale Monti del Tezio.

Soprattutto nella seconda parte dell’incontro (relatrice Marinella Saiella), l’attenzione si è concentrata su una storia densa di umanità. E, in particolare, atta a smentire un diffuso luogo comune, secondo il quale la malizia teutonica è irredimibile. Insomma: non sarebbero esistiti tedeschi buoni ma solo cinici e sadici torturatori.

La storia, raccontata con dettagli di sicuro interesse, è tramandata dalla popolazione del luogo e riferita da personaggi ancora viventi.

Nel piccolo cimitero di Migiana è custodita, dal lontano 29 giugno 1944, la tomba dell'ufficiale della Wehrmacht Paul Riedel. Dietro questo soldato e il suo legame col nostro territorio (che perdura da decenni), c'è una bella storia di umana comprensione e solidarietà, che supera le divisioni sanguinose della guerra e ci fa ancora sperare nell'intima bontà dell'essere umano.

Come era prevedibile, non è mancato chi sia intervenuto – e tra essi un cittadino tedesco residente nel nostro territorio e un ex senatore – per ricordare il reggimento di appartenenza di Paul Riedel, noto per essersi macchiato di atrocità e stragi. Ma non fu questo il caso del militare in parola, appassionato estimatore della cultura italiana e difensore delle ragioni di alcuni nostri connazionali ai quali risparmiò la tortura e la morte. Tanto che la madre del militare tedesco venne in Italia per conoscere le persone che del figlio avevano un buon ricordo di gratitudine e rispetto.

Come sia, ancora oggi, in quella tomba di un cimitero in stato di semi abbandono, non manca mai un fiore.

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