Un san Valentino con lo swing di Benny Goodman quello che ha offerto al Brufani il Jazz Club Perugia

Un san Valentino con lo swing di Benny Goodman quello che ha offerto al Brufani il Jazz Club Perugia. Carlo Pagnotta non fallisce un colpo e porta fra i travertini della Vetusta “quattro toscanacci quattro” che ne valgono almeno otto.

Sul palco Nico Gori e i suoi “Sea Side”: che rispondono ai nomi di Piero Fassi (pianoforte), Nino “Swing” Pellegrini (contrabbasso) e Vladimiro Carboni (batteria). Quattro musicisti di livello internazionale, legati da amicizia e complicità, che li porta, talora, anche a riunirsi in dieci per formare una band di sicuro appeal.

Nico Gori si professa seguace di Goodman e… a buon diritto. Il suo clarino svirgola sul pentagramma e rovescia sullo sbalordito uditorio una cascata di note da farti domandare dove prenda tutto quel fiato e quella destrezza di mano e di cuore che incanta.

Non meno efficace quando Nico inforca il sax tenore (Pagnotta preferisce le performance al clarinetto). Addirittura – come nel finale – passando dall’uno all’altro con spiazzante effetto visivo e sonoro. Una voce di sax semplicemente strepitosa, di quelle che evocano paesaggi urbani strazianti e metropolitana sferragliante sopra il capo.

La batteria è misurata e piacevole, il pianoforte strepitoso, il basso – si direbbe in perugino – quel genio di Pellegrini “lo fa parlare”.

Concerti così valgono ben più del prezzo del biglietto. Peraltro – ed è vero – Carlo Pagnotta sostiene che quella sala del Brufani porti fortuna e snocciola una serie di esempi che rafforzano l’affermazione: gente passata di lì e assurta a divinità dell’Olimpo.

Che dire del programma?  Si va da “Without a song” all’omaggio a Chet Baker, da brani scritti da Nico Gori come “Voyager” al duo con Fassi di stampo sudamericano.

Il bis propone un brano stupendo e allegro come “Baubles, bangles & Beads”, che ricordiamo nell’immortale versione proposta da Frankie blu eyes (1958). La riascolto e la godo in questo momento nell’esecuzione bossa di Francis Albert Sinatra e Antonio Carlos Jobim: un disco da tenere in cassaforte! Cosa chiedere di più? Perugia, capitale del jazz.

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