Concerto al tramonto a Monte Ripido (second edition), con la voce di fra’ Alessandro a raccontare Il Paese del Sole

Potrebbe sembrare un luogo comune, perfino banale, se Alessandro Brustenghi non ci spiegasse che quel Sole è la potenza divina, quella che lo ha persuaso. È – dice – fonte di salvezza e di fondata speranza nel cammino della vita

Concerto al tramonto a Monte Ripido (second edition), con la voce di fra’ Alessandro a raccontare “Il Paese del Sole”. Potrebbe sembrare un luogo comune, perfino banale, se Alessandro Brustenghi non ci spiegasse che quel Sole è la potenza divina, quella che lo ha persuaso. È – dice – fonte di salvezza e di fondata speranza nel cammino della vita.

Il padre guardiano, Luigi, parla del belvedere, che è proprio un “bel vedere”, appagante per gli occhi e per l’anima. E vanta la “piccola Porziuncola” della cappellina sorta intorno alla cella del Beato Egidio, che si scalza per seguire la luce irradiata dal santo, tutto serafico in ardore.

L’assessore Leonardo Varasano, che questi appuntamenti s’è inventato con Cecilia Berioli, ricorda lo straordinario connubio di musica e ambiente, di luogo sacro e sentire profano, di bellezza che ammalia, mentre il sole, basso all’orizzonte, invita a meditare nel momento più lirico del giorno.

La compagine musicale vede in scena Angelo Cicillini e Cecilia Rossi ai violini, Luca Ranieri alla Viola, Cecilia Berioli al violoncello e Fabrizio Fanini alla chitarra. Frate Alessandro mette in scena un numeretto augurale a sorpresa per il genetliaco dell’amico e compagno di pentagramma.

Il concerto si dipana fra Respighi e Morricone, con Fanini in un pout pourri di Morricone e di Piovani. Poi Ortolani di “Fratello Sole, Sorella Luna” che non poteva mancare in quel contesto.

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Prima della chiusura con l’Ave Maria di Mascagni, un po’ di varia, da “La strada nel bosco” a “Munasterio ’e Santa Chiara”. Perfino un imprevedibile “Vecchio scarpone” che ricordiamo, bambino, aver sentito col vocione e il tono declamatorio di Gino Latilla. Ci sarebbe piaciuto, visto il periodo, con una venatura jazz. Ottimi i pezzi nei quali Alessandro è stato accompagnato da tutta la compagine, non dalla sola chitarra: buona, ma insufficiente a coprire la dispersione fonica open air. Concerto da risentire, con un più attivo coinvolgimento di UmbriaEnsemble.

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