menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
(a sin) il regista Fabio Caramaschi, intervistato al Post Mod

(a sin) il regista Fabio Caramaschi, intervistato al Post Mod

Cinema PostMod, al PerSo Film Festival scrosciano gli applausi per “Pugni in faccia”

Biopic su Mirco Ricci, da campione a detenuto. Un film le cui riprese si sono dipanate per oltre un ventennio

Cinema Post Mod, al PerSo Film Festival scrosciano gli applausi per “Pugni in faccia”, biopic su Mirco Ricci, da campione a detenuto.

Un film le cui riprese si sono dipanate per oltre un ventennio. Il motivo? Il film maker Fabio Caramaschi è un maestro che ha avuto Mirco fin dalla scuola elementare e ne ha seguita la crescita. Era responsabile di un progetto di recupero attraverso il coinvolgimento in attività di carattere parascolastico, come la multimedialità. Anche se all’epoca non si andava oltre l’uso del super 8.

Perché l’interesse verso questo bambino? Intuiva, forse, quello che sarebbe potuto succedere?

“Forse – risponde Caramaschi – perché in quel difficile contesto ambientale, degradato e ostile, la sorte di un ragazzino era già segnata”.

Quando ha cominciato le riprese?

“Nel lontano 1997, quando svolgevo attività di insegnante in quella scuola frequentata da Mirco, un ragazzino sveglio e mai disposto ad arrendersi, anche quando doveva misurarsi con la prepotenza dei compagni più grossi e maneschi”.

Era prevedibile che Mirco Ricci sarebbe diventato un campione di boxe?

“Questo no, ma l’ambiente d’origine, la famiglia, la ragazza, gli amici, costituivano uno spaccato antropologico di sicuro interesse”.

Il film racconta l’ascesa e le cadute di questo giovane difficile. L’alcool, le compagnie sbagliate, il mondo ruvido del pugilato. Il tutto, compresa la vittoria al campionato italiano e il risultato di trovarsi al settimo posto nella classifica mondiale.

Mirco combatteva per denaro?

“Macché: per passione. Per dare sfogo alla propria aggressività, per misurarsi e ben figurare agli occhi di chi aveva intorno. Pensi che il compenso per il combattimento al titolo italiano ammontava a miserabili 4 mila euro”.

Lo ha seguito per tanti anni?

“Certamente: tutti gli incontri e anche in momenti privati. Ho centinaia di ore di girato per farne non uno, ma decine di film”.

Poi cos’è accaduto?

“È rimasto invischiato in un rapimento di minore a scopo estorsivo. In prima battuta, i giudici non lo hanno riconosciuto colpevole. Ma in appello – confermato poi in cassazione – è stato condannato a 11 anni di carcere”.

Marco ha potuto vedere il film?

“È stato il primo a vederlo, in carcere, anche se non è stato facile ottenere i permessi”.

Ne è rimasto soddisfatto?

“Più che altro, sorpreso. Ma dice che farà di tutto, quando esce, per infilarsi di nuovo i guantoni”.

Quando si dice “fare a pugni con la vita!”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Coronavirus, Assisi in lutto: è morto Mauro Venarucci

Attualità

Coronavirus in Umbria, vaccini anche in farmacia: c'è l'accordo

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PerugiaToday è in caricamento