Festa di San Martino, se ne parla con la Famiglia perugina

Relatore l’antropologo Giancarlo Baronti che, nella chiesetta sopra la cinta muraria etrusca, affabula intorno alla figura del santo di Tours

Chiesa di San Martino al Verzaro, con la Famiglia perugina si parla di San Martino, in prossimità della prossima ricorrenza (11 novembre). Relatore l’antropologo Giancarlo Baronti che, nella chiesetta sopra la cinta muraria etrusca, affabula intorno alla figura del santo di Tours. Soldato romano, proveniente dalla Pannonia (attuale Ungheria), poi evangelizzatore delle Gallie.

Lo introducono Giovanni Brozzetti e Letizia Magnini, presidente e vice della storica Associazione cittadina. Baronti espone quanto affermato nelle due agiografie del vescovo soldato e racconta quanto la cultura subalterna ne abbia appannato il culto e la figura sostituendola con quella di Antonio abate. Anche se ne restano chiare tracce di carattere toponomastico: si pensi ai toponimi perugini San Martino in Campo/in Colle/Delfico. Per non parlare della persistenza in numerosi proverbi e detti popolari.

Poi il professor Baronti si sofferma sulla natura “divisiva” della figura di Martino (lo stesso gesto del taglio del mantello finisce per assumere significato simbolico): tutta al maschile, in chiave quasi misogina (tanto da sconsigliare il matrimonio). Con accenni alla famosa “estate” che interrompe il passaggio ai rigori invernali.

L’equivalente femminile è Sant’Anna, anche lei caricata di forti valori simbolici… dalla parte delle donne. Quindi il vino, indissolubilmente legato alla data dell’11 novembre, e le dicerie sul presunto etilismo del santo. E poi le corna, sulla cui origine si avanzano ipotesi di vario genere e sulle quali torneremo in occasione della prossima ricorrenza. Perché, insomma, Martino è ritenuto protettore dei “cornuti” e solo in Italia? Mentre all’estero la ricorrenza si celebra con cornetti dolci (in Polonia)… ma sempre corna sono. Diceria come residuo del forte bellicismo antidiabolico col demonio, portatore di corna, o forse legato al fatto che proprio con un corno di bue il vescovo santo avrebbe sconfitto Belzebù?

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In chiusura, un momento conviviale, offerto dalla Famiglia, col vino rituale, dolcetti e uva… da tavola. Dato che quest’anno la vendemmia è stata anticipata e sui filari non ce n’è più un grappolo, è stato necessario ricorrere al supermercato. Altre conferenze mensili sono previste intorno a temi legati alla tradizione storica e antropologica del nostro territorio. Ci sarà da divertirsi.

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