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A Perugia la cerimonia in ricordo del libero pensatore e filosofo Giordano Bruno

La messa al rogo del filosofo e dei suoi libri (con le ceneri poi disperse nel Tevere) accadde, appunto, il 17 febbraio del 1600, sotto il pontificato di papa Clemente VIII. Numerosi, come sempre, i perugini accorsi proprio davanti al luogo in cui i domenicani dominarono, col loro incontrastato potere politico e religioso

Anche quest’anno si è riproposta, nella piazza intestata al filosofo nolano, la rituale cerimonia di omaggio al nome e alla memoria di Giordano Bruno, tanto caro alla componente laica e massonica della civitas perusina. La lapide che lo ricorda ha 110 anni. La città del Grifo, infatti, da sempre aderisce alla giornata del 17 febbraio, individuata dall’Associazione internazionale del Libro Pensiero come data per celebrare  il filosofo, bruciato sul rogo in Campo dei Fiori per le sue tesi di panteismo naturalistico, invise al potere temporale ecclesiastico.

La messa al rogo del filosofo e dei suoi libri (con le ceneri poi disperse nel Tevere) accadde, appunto, il 17 febbraio del 1600, sotto il pontificato di papa Clemente VIII. Numerosi, come sempre, i perugini “liberi pensatori”, disponibili ad accorrere proprio davanti al luogo in cui i domenicani dominarono, col loro incontrastato potere politico e religioso. E non è un caso che lo stesso Bruno appartenesse a quell’ordine religioso e proprio per questo fu perseguito con particolare durezza.

Giordano Bruno fu predicatore della natura immanente e insieme trascendente di Dio, anima mundi e dunque, come tale, riconoscibile in tutte le creature dell’universo, da amare in quanto specchio della sua illimitata grandezza. Proprio nella piazza davanti alla chiesa di San Domenico, nei pressi del palazzetto dell’Inquisizione,  e nell’ampio spiazzo che precede l’ingresso al Museo Archeologico di San Domenico, si è tenuta la consueta cerimonia, alle 15:30.

Presenti anche numerosi esponenti di diverse logge massoniche, attive in città. Restano memorabili le parole rivolte dal filosofo all’indirizzo degli inquisitori: Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam (“Tremate forse più voi nel pronunciare questa sentenza che io nel riceverla”).

La cerimonia (in precedenza sporadica e spesso vietata) si replica regolarmente a Perugia – raccontano le cronache – fin dall’inizio del secolo scorso, esattamente dal 9 febbraio del 1900. In quell’occasione, da piazza Biordo Michelotti si snodò una colonna di patrioti (repubblicani, socialisti, massoni) che ricordarono insieme la proclamazione della Repubblica Romana del 1849 e il 300.mo anniversario dell’uccisione del laico pensatore.

Il tale circostanza, Zopiro Montesperelli, intellettuale massone, citò i versi del filosofo: “Fendi secur le nuvole e muor contento / se il ciel sì illustre morte ti destina”. I perugini ricordano Brenno Tilli, famoso litografo, anarcoide e contestatore, un cui storico manifesto in riproduzione viene fatto abitualmente circolare da parte dei radicali.

La lapide davanti a San Domenico – che avrebbe bisogno di una robusta rinfrescata per essere ben leggibile –  porta le parole: “Giordano Bruno che, nell’esame dell’assoluto, attraversò la dommatica filosofia precorrendo vittorioso i tempi, trovi in questa piazza, ove imperarono i suoi carnefici, glorificazione e ricordanza. I partiti popolari posero, 17 febbraio 1907”.

La corona viene di norma appesa al gancio sotto la lapide. Anche quest’anno, secondo tradizione, l’atto è stato compiuto da Primo Tenca, presidente della Società di Mutuo Soccorso, tenace difensore della cultura laica e libertaria che a Perugia vanta un’antica tradizione. Con lui, l’anarchico Gustavo Sanchirico, principe dei restauratori del legno.

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