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Carlo Pagnotta e il Jazz Club Perugia non sbagliano un colpo. Al Brufani uno strepitoso “Travel Notes Quartet”

Ci chiamiamo così – dice il geniale contrabbassista Rosario Bonaccorso – perché passiamo in viaggio gran parte della nostra vita

Carlo Pagnotta e il Jazz Club Perugia non sbagliano un colpo. Al Brufani uno strepitoso “Travel Notes Quartet” per il tour “In cammino”. Ci chiamiamo così – dice il geniale contrabbassista Rosario Bonaccorso – perché passiamo in viaggio gran parte della nostra vita. Spiega: “Vado in macchina perché il basso è piuttosto voluminoso per portarlo con altri mezzi”. Direi, invece, che Bonaccorso vive letteralmente in simbiosi con lo strumento e se lo vuole vicino, come la copertina di Linus.

Annuiscono i compagni di avventure musicali decennali: Fabrizio Bosso (tromba strepitosa), il pianista Andrea Pozza (conosciuto quando aveva solo 13 anni) e il batterista Nicola Angelucci, un “metronomo” umano, senza le “sfuriate” fuori misura di tanti percussionisti.

Suonano con scioltezza e senza guardare le parti, lasciando spazio all’improvvisazione, contenuta e mai sopra le righe. Certo è che l’Inviato Cittadino – musicante da strapazzo – è rimasto impressionato dalla destrezza tecnica paurosa di Bonaccorso che accompagna le note canticchiando: un genio!

Rosario Bonaccorso è musicista di lunga esperienza, strumentista raffinato e compositore di vaglia: tutto il concerto propone brani usciti dalla sua creatività.

Ogni pezzo è preceduto dalla narrazione delle “tranches de vie” che lo hanno ispirato. Battute divertenti, come quella del viaggio Avellino-Napoli che durò la bellezza di cinque ore (si direbbe “Nobody Knows the Trouble I've Seen”), tanto da ispirare “In cammino”, brano eponimo del ciddì.

E poi ballate, dediche a UJ, brani come “Maria&Maria” (uno è il nome della moglie, l’altro quello della gatta) o l’interpretazione di un sogno freudianamente inteso: “Ero nudo, mi venne incontro un elefante rosa con movenze da pantera e mi baciò”. Insomma (scherza con umorismo tutto siciliano) un “pink elepanther”. Roba da analisti: difatti Bonaccorso lascia scherzosamente intendere di amarne la frequentazione.

E poi un “Mister Kneipp”, dal nome di un frate alla cui intuizione si debbono una serie di prodotti naturali “che curano qualunque malanno” (basta crederci!).

Il pubblico letteralmente incantato ha jazzato un motivetto, apparentemente banale, ma di gran classe, imparato all’impronta. Un concerto divertente e di altissimo livello.

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