Un viaggio unico alla scoperta dei capolavori del Trecento in Umbria: 19 comuni coinvolti, tutti i dettagli

Gli itinerari della mostra partiranno da Scheggino e coinvolgeranno Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo nell’ambito della grande mostra “Capolavori del Trecento. Il cantiere di Giotto, Spoleto e l’Appennino”

La soprintendente Marica Mercalli ha evidenziato come “questa è stata pensata come una mostra che possa avere anche a supporto e a complemento un immediato riferimento con il territorio. Mi sembra un segnale molto importante: siamo custodi di un patrimonio diffuso che non è solo quello che troviamo nei nostri musei, nei nostri palazzi storici: è un patrimonio che troviamo nelle chiese, nelle piccole frazioni, anche in luoghi piuttosto sperduti, ed è un patrimonio spesso poco conosciutoA Scheggino, quindi, ha annunciato la soprintendente, verranno presentati alcuni frammenti degli affreschi di San Salvatore a Campi di Norcia, gioiello dell'arte romanica crollato in seguito alle scosse di terremoto del 2016.

L'idea è quella di presentare qui alcuni frammenti e nello stesso tempo, avendo ripreso già dall’inizio della scorsa settimana a lavorare sulla messa in sicurezza della chiesa di San Salvatore, poter collegare a questo le visite guidate all’edificio nursino. Ad entrare nel merito della mostra è stata la dottoressa Vittoria Garibaldi, curatrice insieme ad Alessandro Delpriori che con la sua attività sul campo ha fornito importanti elementi alla storia dell’arte del periodo in centro Italia. L’esposizione è infatti dedicata all’arte in Umbria degli inizi del 1300 ed in particolare a quei maestri che hanno lavorato al Cantiere di Giotto ad Assisi e che poi hanno lasciato tracce della loro attività, pittorica e scultorea, nel resto della regione così come in quelle limitrofe.

“Abbiamo un numero abbastanza interessante di pittori – ha rilevato Vittoria Garibaldi - che si muovono in tutta la zona dell’Appennino, lungo un ampio raggio di attività, lasciando opere particolarmente importanti. Mentre gli studi sul cantiere di Assisi sono stati approfonditi, quelli su questo settore, per quanto riguarda la Valnerina ma anche la Valle Umbra, non sono stati sistematici: se alcuni storici hanno tirato fuori i nomi di pittori, non esiste il collegamento in gran parte tra il nome del pittore e l’opera d’arte, era un vuoto che questa mostra sta cercando di colmare”.

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