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La nostra storia: è a Perugia la prima chiesa in Italia dedicata a Elisabetta d’Ungheria

Quando associazionismo e cultura alta s’incontrano felicemente. È accaduto in via del Tornetta, all’Associazione Porta Santa Susanna, dove si è tenuto un’interessante conversazione sulla demolita chiesa di Santa Elisabetta alla Conca

Quando associazionismo e cultura alta s’incontrano felicemente. È accaduto in via del Tornetta, all’Associazione Porta Santa Susanna, dove “nostra signora della Galleria” Vittoria Garibaldi ha tenuto un’interessante conversazione sulla demolita chiesa di Santa Elisabetta alla Conca. Adeguatamente introdotta dallo storico Franco Bozzi, coordinatore del comitato culturale. Non ci sono più i muri, è vero, ma ne restano ben 30 affreschi, depositati nei magazzini della Galleria, con tanto di numero d’inventario, sebbene  senza scheda e cartellino.

Ci pensò la buonanima di Domenico Brizi, restauratore e occhio critico, che ebbe il buon senso di scrivere dietro a molti di quegli antichi reperti di cosa si trattasse e da dove provenisse. “Il fatto è che questa alla Conca – spiega la storica dell’arte – è la prima chiesa in Italia (1330-1337) dedicata alla principessa Elisabetta d’Ungheria”.

Ma cosa c’entra, con Perugia, una figura di tal fatta? Qual è il legame che giustifica la costruzione di una chiesa dedicata, poi divenuta parrocchia, nel 1348? Mistero svelato con la canonizzazione di Elisabetta, da parte di papa Gregorio IX, avvenuta proprio tra le mura della Vetusta.

Peraltro, all’epoca della demolizione, non era nemmeno nota l’esistenza di questi affreschi, di poco posteriori all’esperienza giottesca. Come mai? Semplice: erano stati scialbati, ossia vi avevano steso sopra una mano di pittura bianca e perciò se n’era persa memoria. Ma non ci si era dimenticati del celebre mosaico di Orfeo, celato nell’orto della chiesa e ora inglobato nelle facoltà scientifiche di via Elce di Sotto. Quel capolavoro rappresentante Orfeo che ammansisce le bestie è il fondo di una piscina d’epoca romana. Dato che, alla Conca, bacino naturale, era abbondante la presenza d’acqua, come testimonia la Fonte dei Tintori, sotto Porta Conca inferiore, e le Terme di San Galigano.

La Garibaldi propone anche una ricostruzione virtuale del ciclo di affreschi, basandosi sulle fotografie di “Umbria Illustrata” e del Fondo Cirenei. Poi coinvolge Michele Bilancia, presidente e fondatore di Radici di Pietra, col proposito di collaborare per una ricostruzione virtuale in 3D. Chiusura con Cristina Piacenti, che consegna un omaggio floreale (foto) e il pittore Alfio Scialba, che dona alla Garibaldi un ritratto del suo illustre antenato.

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