Sabato, 15 Maggio 2021
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A Porta Sole, Padre Dante trionfa in Augusta. Chissà se c’è mai stato, ma adesso è presente con tutti gli onori

Una visita sola non basta per ammirare l'esposizione: dall'edizione folignate, in digitale, al sommo poeta in versione pop e a fumetti

A Porta Sole, Padre Dante trionfa in Augusta. Chissà se c’è mai stato, ma adesso è presente con tutti gli onori. Una serie di tabelle illustrative ne raccontano, e ne mostrano… di tutti i colori.

Si comincia con la sezione del Dante POP.

Dante a fumetti è veramente strepitoso. Con Topolino nelle vesti del Sommo Poeta e Pippo nei panni togati di Virgilio. Qui scopriamo che una terzina dantesca sta in un tweet. Come pure che nella sfida dialettica si potrebbe intercettare un antecedente della DAD.

Meraviglia delle meraviglie la sala grande.

Qui c’è il più e il meglio della mostra. Bacheche con lettura guidata ci raccontano e ci propongono i codici miniati in possesso dell’Augusta. E poi “Il libro di Dante a Perugia e in Umbria”, sempre con accompagnamento esplicativo, improntato a completezza scientifica e divulgazione alta.

Quindi la tradizione della Commedia in veste tipografica, edizioni cinquecentesche aldina e della Crusca.

L’edizione folignate presente in modo virtuale. Né si poteva ignorare l’‘editio princeps’ folignate della Commedia (11 aprile 1472, prima opera stampata in volgare italiano), proposta in foto, dato che non se ne possiede una copia (anche se ci risulta che Foligno si stia muovendo per una sua acquisizione… costi quel che costi!). Fu stampata (in un numero limitatissimo di esemplari) dal tipografo Giovanni Numeister (allievo di Gutenberg), in collaborazione con Evangelista Angelini e l’orafo/zecchiniere pontificio Emiliano di Piermatteo degli Orfini, che si occupò di disegnare le lettere per la stampa, grazie alla sua esperienza da incisore.

Le parole attuali d’uso comune… già in Dante.

Un cartello ci ricorda, opportunamente, il nostro Ignazio Baldelli (orgoglio di Civitella d’Arna) che mutò la “e” di un convegno in “è”, propiziando la frase “Dante è la lingua italiana”. Affermazione corroborata da Tullio De Mauro che sostenne come delle circa duemila parole, utilizzate nella comunicazione comune, ben 1600 siano presenti nella Commedia di colui che si definì “fiorentino di nascita… non di costumi”.

Il Dante nasone.

Di estremo interesse la cinquecentina del Nasone, così chiamata perché porta nel frontespizio l’immagine dantesca prodotta dall’artista Agnolo Bronzino il quale la realizzò seguendo la descrizione fisiognomica del Boccaccio. In Francia, questa edizione della Commedia la chiamano “del gatto” perché caratterizzata, nell’explicit, dall’immagine di un gatto col sorcio in bocca.

La Sala Cecchini.

Anche qui esemplari di estremo interesse come il Dante del Tommaseo, la pianta del viaggio, l’albero genealogico. Il tutto esposto con criterio e anche con spiccato senso estetico, quale si conviene a un’operazione destinata a rimanere. Di cui mi sentirei di auspicare, appunto, la redazione di un catalogo. Ampiamente meritato. Per concedere una chance anche a chi non l’ha vista.

Una sola visita non basta.

Una mostra che ha il merito di coniugare l’aspetto scientifico con quello popolare, capace di suscitare e soddisfare curiosità e colmare lacune in visitatori di qualsiasi livello: dallo studente allo studioso. Ecco perché l’Inviato Cittadino si sente di consigliarla. Anzi, di certo si trasformerà volentieri in re-Inviato, perché è disposto a compiere ulteriori “assaggi” per delibare compiutamente questo banchetto dantesco che sembra appropriato definire... “luculliano”.

Nota personale: Posso aggiungere che vedere il “Dante perugino” di Ennio Cricco, da me curato per i tipi di Morlacchi, è una soddisfazione? La copertina e le tavole del pittore Stefano Chiacchella sono capolavori. Conflitto d’interessi? Potevo dirlo? Ormai l’ho detto.

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