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Un concerto straordinario e tripla standing ovation per Stefano Bollani all'Arena di Solomeo

Il “Piano solo” di Bollani mescola virtuosismo e provocazione, simpatia e tecnica sopraffina, doti di umanità e cultura che ne fanno il fenomeno da tutti amato

Un concerto straordinario, con tre (meritatissime) standing ovation, quello tenuto da Stefano Bollani all’Arena Cucinelli di Solomeo. Centinaia di persone, in disciplinata fila, già un paio d’ore prima dell’inizio, per assistere a un evento che, prevedibilmente, avrebbe avuto carattere di eccezionalità. Dato che la classe non è acqua e Bollani, oltre che pianista d’eccezione e creativo di raro talento, è accreditato da una discografia immensa, da trasmissioni radiofoniche e televisive, teatro, libri e attesissime gag. 

Molti, infatti, lo conoscono come giocoso imitatore di Paolo Conte… e tanto altro. Il concerto: di livello assoluto per tecnica e varietà di stilemi, con un’interlocuzione complice col pubblico. A cominciare da quando Bollani si presenta nei panni del pianista argentino Essential che “scorcia” le cose di Bach e Beethoven troppo “ripetitive”.

Il virtuosismo va da una citazione colta al reggae velocissimo di Renato Carosone, fino ai “3 porcellini” in trasferta sulla tundra siberiana e nella Ruhr tedesca. Da sbellicarsi dalle risate. Perché– questo è indubitabile – Bollani spesso va a braccio ed è il primo a divertirsi, contagiando il pubblico.

Una mimica eccezionale, un dialogo unico col lo strumento. Anzi: con “gli” strumenti, visto che spesso Stefano suona con la sinistra un organo Fender dalle sonorità inusuali, mentre la destra corre sui tasti del pianoforte, in un dialogo armonico e armonioso. Talvolta, fintamente conflittuale.

Un pubblico ricettivo e complice rilancia la palla, canticchia a comando (Vasco Rossi in concerto e citato a proposito, un “Ancora” di De Crescenzo strapazzato, tanto per dimostrare che certo pubblico digerisce anche i sassi!), dice “basta” quando Bollani non riesce più  a dominare l’inarrestabile mano destra e chiede aiuto per arginarla. Bravura attoriale e malizia da volpe del palcoscenico.

Nel sottofinale canta un pezzo in lingua napoletana e fa ridere di brutto. Poi la conclusione, a richiesta, in cui riesce a far convergere “Volare” ed “Estate”, classica e pop, punteggiando di passaggi alla Bollani in cui si apprezza il grande lavoro dei bassi, performance in cui il Maestro eccelle. Strappa applausi e standing ovation la sua interpretazione di Leoncavallo, dolcissima e appassionata.

Insomma: il “Piano solo” di Bollani mescola virtuosismo e provocazione, simpatia e tecnica sopraffina, doti di umanità e cultura che ne fanno il fenomeno da tutti amato.

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