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Anfiteatro di Piegaro, Maurizio Mastrini (il Maestro a piedi nudi) fa il pieno di applausi e di affetto

Una serata di esaltazione e commozione, con gli spettatori che non vogliono mandarlo a casa

Anfiteatro di Piegaro. Sold out per un grande Maestro che vince e convince, pervade e persuade, muove e commuove, racconta e si racconta. II numero zero del suo “Green Music Festival” lascia presagire una lunga storia musicale che si dipanerà negli anni a venire. Maurizio Mastrini gioca in casa, nell’anfiteatro di Piegaro, e si commuove fino alle lacrime: è la prima volta che suona davanti ai suoi genitori.

D’altronde, da un artista maiuscolo non ci si può aspettare che sensibilità: tanta! Ad ascoltarlo amici noti e ignoti: il meteorologo colonnello Giuliacci, il clarinettista Guido Arbonelli, il “suo sindaco” Roberto Ferricelli, estimatori anche da fuori regione. Ad assisterlo tecnici e amici, come la splendida Alessandra Garzi, cantante e musicista ma, all’occasione, tuttofare. È lei a mandare in streaming il concerto, applaudito anche in Brasile.

La vita è una serie di coincidenze e di numeri magici: il 17 giugno alle ore 17:17 è uscito il suo “W. la vita”, intriso di sentimentali sonorità. Il primo pezzo che esegue, “Carezza”, è un invito ad apprezzare le piccole cose di cui è intessuta la quotidianità. Poi i ricordi di una carriera strepitosa: a due giorni dall’uscita del suo ciddì, gli si comunica che per due giorni è stato il primo al mondo nelle vendite e ancora resta tra il 7° e il 10°. Torna a suonare a casa, il 13 agosto 2017, per celebrare quel 13 agosto di 30 anni fa che segnò sul calendario come ultimo concerto, nella terra che lo vide emettere il primo vagito.

Il concerto scivola tra “La mia Africa”, nato a casa dell’ambasciatore Giovanni Favilli in Ghana. Poi le cadenze cubane di “W la vita” tra esaltazione della vitalità e riflessione esistenziale. In programma l’elaborazione “Rossiniana”, tra classicismo e follia. Un po’ di autobiografia ne “Il balbuziente innamorato”, “Bolle di sapone” dedicato al ballerino Roberto Bolle (con tanto di bolle colorate lanciate all’intorno) e “L’istante”, che ricorda quel 30 ottobre 2017, mettendosi nei panni di una bambina la quale, per effetto del sisma, si accorge, con desolazione e sgomento, di aver perduto proprio tutto.

Una serata di esaltazione e commozione, con gli spettatori che non vogliono mandarlo a casa. E ti accorgi che i piedi scalzi sono la voglia di condividere fisicamente lo strumento e il sapore della terra, che le treccine rasta sono, forse, un modo per mascherare una timidezza profonda e feconda. Che Maurizio Mastrini, Maestro della terra del vetro, è ciascuno di noi… elevato all’ennesima potenza.

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