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Alla Biblioteca di San Matteo degli Armeni, Melelli racconta le Povere, ma belle

Piccole grandi dive degli anni Cinquanta

Alla Biblioteca Comunale di San Matteo degli Armeni, Fabio Melelli affabula intorno a "Povere ma belle. Piccole grandi dive nell'Italia degli anni Cinquanta". L’enciclopedia vivente Melelli, docente di storia del cinema italiano all'Università per Stranieri di Perugia, intrattiene un folto uditorio su quanto accade in Italia tra gli anni 1952 e 1958, ossia dal neorealismo di “Umberto D” alla commedia di costume “I soliti ignoti”.  Un periodo fitto di produzioni popolari, per un pubblico di bocca buona, letteralmente assetato di pellicole semplici, ma non prive di buon gusto.

La parte iconografica è scansionata (dal solerte Gabriele De Veris) dalle riviste di cinema generosamente concesse dal collezionista perugino Adriano Piazzoli. Scorrono immagini che raccontano i percorsi professionali di attrici per così dire “minori” che hanno segnato, in Italia, un periodo difficile della ricostruzione, fino all’esplosione del boom economico.  Attrici di seconda fila, rispetto alle più note Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Sofia Loren, Silvana Pampanini, Lucia Bosè, Elsa Martinelli, Anna Magnani, Giulietta Masina, Giovanna Ralli, Antonella Lualdi. 

Sono state così rievocate alla memoria dei numerosi cinefili le figure di Franca Marzi e Marisa Allasio, dalle forme generose e accattivanti (Fabio ha spiegato l’origine del termine “maggiorata”, inventato in un film che vedeva Vittorio De Sica pronunciare per la prima volta questa definizione). Ma c’erano anche figurine ordinarie di ragazze della porta accanto" come Alessandra Panaro e Lorella De Luca, Maria Frau e Dorian Gray (nome nato per caso dalla fantasia di un cinematografaro pseudo-acculturato). Un accenno anche a Sylva Koscina e ai film peplo, che spesso univano personaggi appartenenti a contesti diversi, aprendosi a confusioni cronotopiche tutte da ridere. Prossimi appuntamenti, molto attesi, su periodi più a noi vicini.

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