VISTI PER VOI Al Teatro Mengoni di Magione Mario Perrotta e “In nome del padre”

Scritto, diretto e interpretato da Perrotta, lo spettacolo analizza lo stato dell’arte dei rapporti padre-figli e discende anche da una serie di conversazioni, in tema, tenute con lo psicanalista Massimo Recalcati

Al Teatro Mengoni di Magione Mario Perrotta ha proposto “In nome del padre”, sul tema dei rapporti genitori-figli. Non suoni irriverente o blasfemo il titolo che esplicita il contenuto dell’interessante lavoro di questo specialista del teatro di affabulazione.

Scritto, diretto e interpretato da Perrotta, lo spettacolo analizza lo stato dell’arte dei rapporti padre-figli e discende anche da una serie di conversazioni, in tema, tenute con lo psicanalista Massimo Recalcati. Oltre che una riflessione di carattere psicologico, il lavoro propone uno spaccato antropologico e sociologico di grande attualità. Perrotta - mescolando e alternando magistralmente i personaggi - interpreta tre prototipi di padre che convivono nella sua persona e… nello stesso condominio. Si tratta di un intellettuale, un metalmeccanico veneto e un napoletano. Sono tutti e tre alle prese con problemi di carattere relazionale: coi figli non dialogano, anche in ragione di problemi di carattere identitario, sessuale, sociologico.

I figli adolescenti sono attori muti di dialoghi mancati. Un ritorno, si direbbe, del tema dell’incomunicabilità (di punti di vista e sentimenti) lanciato da Antonioni e tragicamente vero. Sarà forse proprio il silenzio a marcare una possibile via d’incontro e a restituire lo statuto di una paternità “comprensiva” quale extrema ratio per uscire dal cul de sac.

Perché la crisi che coinvolge la figura paterna è tale per cui non si possono indicare ai figli strade che noi stessi non conosciamo. Nessun autoritarismo, ma anche nessuna autorità, dopo che si è svuotata di contenuti una figura che non riesce più a trovare, e a offrire, una cifra di riferimento.

Lo spettacolo si dipana fra situazioni diversissime eppure analoghe. Abbiamo visto Perrotta trattare temi di emigrazione, di Grande Guerra, sempre con piglio deciso e retroterra documentato. Stavolta, più che sul passato, ha puntato i riflettori su un tema del presente, non meno drammatico dei precedenti.

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