menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Al Post Mod si parla di Norcia, del terremoto e delle sue conseguenze col film “Nel primo cerchio”

Il cortometraggio del regista perugino Mattia Mariuccini racconta la difficile ricostruzione delle cose e dell’animo della gente, protesa nell’impegno di rinascere. Malgrado la burocrazia

Al Post Mod si parla di Norcia, del terremoto e delle sue conseguenze col film “Nel primo cerchio”. Era il 2016, quando l’evento sismico trasformò il territorio e le persone, lasciando un segno indelebile del suo passaggio.

Il cortometraggio del regista perugino Mattia Mariuccini racconta la difficile ricostruzione delle cose e dell’animo della gente, protesa nell’impegno di rinascere. Malgrado la burocrazia. Nel tentativo di non denegare la propria identità, di non rinunciare a quello che si è stati e s’intende continuare ad essere.

Sullo schermo, i Monti Sibillini, il Lago di Pilato e il Monte Vettore, che un pastore racconta, affabulando storie tramandate nell’oralità: antiche leggende di fate e Sibille. Miti ai quali si vuole continuare a credere, in continuità con le storie dei nonni e dei padri.

Di questa tenace prova di volontà sono testimoni gli abitanti, gelosi custodi di un patrimonio materiale e immateriale irrinunciabile.

Il lavoro (un mese di riprese, due settimane di montaggio) è stato scritto da Mariuccini insieme a Giulia D'Amato, che appare tra i produttori insieme a Gianluca Arcopinto e Palabras srl.

In sala hanno proposto racconti toccanti. Ed è intervenuto un abitante per dare conto del suo deciso volere, condiviso con tanti altri.

I racconti sono sottotitolati, anche se gli intervistati parlano un italiano bellissimo, quasi senza inflessioni. L’immagine è muta, mentre vanno l’audio e i sottotitoli.

Ma perché il “primo cerchio”?

È una ripresa del noto endecasillabo dantesco (“Nel primo cerchio che l’abisso cigne”) riferito al Limbo, nel IV canto dell’Inferno. Ed è un vero limbo il paesaggio e la condizione in cui i “resistenti” sono confinati. Sono da ricostruire case e relazioni, attività e identità. Questa la scommessa alla quale non ci si può sottrarre. E con la quale non si può che essere solidali.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PerugiaToday è in caricamento