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Ai Notari, il rosso Grifo perugino si tinge di… Verdone. Un incontro a cuore aperto con la città

Un incontro a cuore aperto con la città, quello che il Love Film Festival di Daniele Corvi ha offerto in dono alla Vetusta

Ai Notari, il rosso Grifo perugino si tinge di… Verdone. Un incontro a cuore aperto con la città, quello che il Love Film Festival di Daniele Corvi ha offerto in dono alla Vetusta. Verdone: un comico che – confermando la tradizione – offre un’immagine di sé malinconica e riflessiva. Anche quando traccia un bilancio onesto della propria carriera: dagli esordi alla contemporaneità.

Gli anni difficili della contestazione e del terrorismo, con Roberto Rossellini che veniva disinvoltamente sbeffeggiato da uno studente villano. Quando, al Centro Sperimentale di Cinematografia, il giovane Carlo, desideroso di apprendere, arrancava fra politicizzazioni estreme e non condivise.

Quarant’anni di cinema non sono pochi e Verdone ha saputo esplorare, e far toccare con mano, esteriorità e interiorità, superando mode e modi corrivi e banali. Assillato da un’eterna insoddisfazione, nutrito dalla voglia di fare meglio. Un grato ricordo riconoscente agli sceneggiatori Benvenuti e De Bernardi, per avergli insegnato la scrittura cinematografica. Una memoria affettuosa del papà che ha creato la critica cinematografica in Italia. L’apprendimento delle tecniche: far muovere gli attori e non dare spazio ai virtuosismi di macchina. I grandi film del neorealismo che hanno raccontato la storia nazionale più di tanti saggi storici.

“Come nasce – chiede Corvi – il primo personaggio?”. L’affabulazione di Verdone ci fa conoscere l’amichetto Stefano Natale, dal cui modo di parlare sono nati i personaggi di Leo e di Mimmo. Poi “il coraggio della paura” (di non farcela) quando, quella sera, si esibì per un solo spettatore che, guarda caso, era il terribile Franco Cordelli, noto demolitore di pseudo talenti. Verdone gioca la carta dell’impegno e vince, perché – a seguito di quella felice recensione – lo vedono i televisivi Enzo Trapani e Bruno Voglino e lo accolgono in mamma Rai. Poi i film, tanti. Fra alti e bassi, soddisfazioni e scontento. Compreso quell’“Io e mia sorella”, con location umbre come Spoleto e Foligno.

Quando riceve le magliette dell’Avis, Verdone si commuove. In una sta scritto, fronte/retro, “Bianco, rosso e… donatore”; nell’altra “Donare è… un sacco bello”.

Progetti? “Non cadrò in depressione perché nutro tanti interessi”. Uno è la musica: suona benaccio la batteria (anche se non lo dice). Poi la lettura: ha pure scritto un libro, “La casa sopra i portici”, uscito da Bompiani, in edizioni 2012, 14, 16. E ne sta preparando un altro. Quindi la fotografia: oltre 5000 scatti di nuvole, di cui almeno 200 da pubblicare “perché amo guardare in alto”, dice. E, last but not least, il giardinaggio. Insomma: un uomo poliedrico e versatile. Che ama fare progetti non meno che bilanci. E il premio del Grifone d’Oro fornirà certamente carburante alla sua inesausta creatività.

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