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A San Matteo degli Armeni si legge la pagina poetica di Aldo Capitini

Quale altro luogo – se non San Matteo degli Armeni – è ideale per parlare della produzione poetica di Aldo Capitini? La domanda è retorica se si pensa che lì c’è la sua biblioteca, oltre al Centro Studi e, perfino, la bandiera della prima Marcia per la Pace.

Dunque, è nello spirito capitiniano l’introduzione di Alberto Stella, cui fa seguito l’esposizione di Isabella Giovagnoni, che proprio sul tema ebbe la sorte di laurearsi, si input di Pasquale Tuscano. E non c’è lettore che, meglio di Nino Marziano, possa entrare nella pagina poetica del filosofo nonviolento. Partendo dalle prime, acerbe prove di stampo carducciano o leopardiano, per giungere al miracolo di “Colloquio Corale”, poesia di pensiero, l’opera in versi in cui ha voluto incidere, trasmettere il suo pensiero e la sua persuasa fede da ‘religioso laico’ e ‘rivoluzionario nonviolento’.

“La mia nascita è quando dico un tu…”, con quel che segue (il ‘tu-noi’, il ‘tu-tutti’), costituisce lo stigma inconfondibile della coralità, dell’omnicrazia, della compresenza, dei valori capitiniani riassumibili nella triade “noviolenza, non menzogna, non collaborazione”, fondamenta ineguagliabili di un credo assoluto, caro a quanti ne amano il pensiero e ne celebrano la profonda attualità.

Oltre alle letture, Alberto Stella ha delineato una cornice adeguata in termini di azioni capitiniane: la fondazione dei COS (Centri di orientamento sociale) e dei COR (Centri di orientamento religioso). Insieme alle vicende personali di non facile gestione per un uomo che ha dovuto subire pesanti condizionamenti anche nella vita privata.

“Non una conferenza – dice Isabella Giovagnoni – ma un ascolto guidato”. E così è stato. Splendidamente.

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