I soldi del sisma, la truffa dei furbetti: finta documentazione per "rubare" un posto di lavoro ai restauratori umbri

Dopo il caso dei finti domiciliati che prendevano i soldi della locazione alternativa, è ancora una volta la Guardia di Finanza a tutelare i terremotati umbri denunciato tre professioniste per truffa e tentata truffa

La Guardia di Finanza continua a vigilare sul giusto utilizzo dei fondi pubblici erogati sia per la ricostruzione delle case che del patrimonio pubblico nell'area della Valnerina terremotata. E dopo i furbetti del contributo per un affitto alternativo a causa della casa danneggiata - prendevano l'assegno ma non erano né residenti né domiciliati in Umbria ma erano semplici possessori di un immobile per le vacanze o ereditata dai nonni -, ora è saltata fuori anche la truffa dei restauratori di opere d'arte che avevano partecipato al bando promosso dalla Consulta delle Fondazioni delle Casse di Risparmio Umbre, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (“Task force restauratori per la Valnerina”). 

Anche in questo caso alcuni furbetti - vincitori di selezione - avevano truccato le carte della residenza-domicilio requisito fondamentale del bando (“essere residenti o domiciliati esclusivamente in Umbria da almeno tre anni rispetto alla data di pubblicazione del bando”). Le Fiamme Gialle hanno individuato e denunciato per truffa tre partecipanti, risultate vincitrici (e ora saranno escluse se saranno confermate le accuse).

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Le tre donne, due residenti in Puglia e una in Liguria, sono state scoperte grazie a una complessa attività basata: nell’incrocio delle informazioni ottenute dalle banche dati, nell’acquisizione di documentazione e nell’assunzione di informazioni. Si è potuto così constatare che le tre professionste avrebbero falsamente attestato di avere il proprio centro d’affari ed interessi in Umbria, "al fine di vincere la selezione, escludendo partecipanti che invece avevano tutti i requisiti previsti dal bando". Per due delle tre denunciate, non avendo ancora sottoscritto il contratto con la Consulta, si prospetta solo il reato di tentata truffa.

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