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DOSSIER Caro vita e caro bolletta in Umbria, quanto stiamo pagando in più da ottobre ad oggi. Cna: "Un 2022 preoccupante"

"Un fortissimo rialzo dei costi di produzione delle materie prime, rischia di arrestare la ripresa economica in atto"

I rincari registrati tra ottobre e novembre sono sotto gli occhi di tutti: il 40% per il gas naturale, il 10,7% per l’energia elettrica, aumenti che rischiano di incidere pesantemente sui bilanci domestici. Nei due capoluoghi di provincia ad ottobre è stato rilevato un aumento annuale del 10,2% che rischia di tradursi in un aggravio di spesa di quasi 80 €. Gli aumenti dei prezzi che, stando ai calcoli impatteranno tra i 300 e i 600 € per ogni famiglia umbra. Andando più nel dettaglio, In Umbria, le tariffe per l’energia elettrica sono cresciute del 10,7% annuo, del 3% mensile. Più articolati gli aumenti registrati nella fornitura di gas. 

A Perugia, il “naturale” è cresciuto del 42,8% rispetto a ottobre 2020, del 13,6% rispetto a settembre, il gasolio per riscaldamento del 37,4 e del 7,3%; a Terni, le tariffe del gas naturale sono cresciute del 39,7% annuale, del 13,7% mensile, quelle del gasolio da riscaldamento, rispettivamente, del 25,1 e dell’8,1 per cento. Considerando il capitolo “abitazione, acqua, elettricità e combustibili, in entrambe le città si registra un aumento del 10,2% rispetto a ottobre 2020, del 3,4% rispetto a settembre. E considerando che per tale capitolo di spesa lo scorso anno Istat ha valutato la spesa mensile media di una famiglia umbra tipo in 771 euro circa (+3,3% rispetto al 2019), si può già calcolare un aggravio di spesa di quasi 80 euro mensili rispetto a quanto si spendeva lo scorso anno, 240 euro da qui a dicembre.

“L’aumento abnorme del prezzo del gas per la produzione di energia elettrica e per il riscaldamento o raffrescamento di abitazioni, uffici pubblici e luoghi di lavoro che, a cascata, sta producendo anche un fortissimo rialzo dei costi di produzione delle materie prime, rischia di arrestare la ripresa economica in atto, ponendo una pesante ipoteca sul futuro di tutti noi – denuncia Michele Carloni, presidente regionale della Cna – questo si traduce in un incremento di oltre il 400% dei costi energetici sostenuti dalle imprese, che hanno potuto beneficiare solo in parte della mitigazione degli oneri di sistema inseriti nella bolletta dopo il provvedimento adottato dal governo. Noi crediamo che a livello nazionale debbano essere intraprese ulteriori misure a favore delle imprese di produzione, specialmente per quelle della manifattura. Il rischio, infatti, è di trovarci a breve di fronte alla perdita di pezzi importanti delle filiere produttive del made in Italy, dalla meccanica all’agroalimentare, dall’arredo casa alla moda. Tra queste, le più penalizzate sono sicuramente quelle che operano in regime di subfornitura, che non possono compensare tale aumento dei costi sul prezzo al cliente finale. 

"Nella stessa situazione - ha concluso - si trovano le imprese del settore delle costruzioni, che sono alle prese con il rincaro delle materie prime e all’aumento dei prezzi dei manufatti, proprio a causa dell’incremento dei costi energetici per le imprese che li producono. È indispensabile, pertanto, che il governo adotti ulteriori misure”.

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