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Ogni giorno si dimettono 4 lavoratori: "meglio la fame che lo sfruttamento". Storie di un precariato infame

Un fenomeno, quello delle dimissioni a catena, che sarebbe figlio del precariato estremo e di una marea di regole violate a riguardo dei diritti dei lavoratori. Le storie che emergono dall'Ufficio Vertenze della Cgil

Ma come è possibile che, in tempi in cui il lavoro scarseggia, almeno 4-5 lavoratori al giorno si dimettono preferendo un salto nel buio nel vasto mare dei senza lavoro e dei senza reddito? Cosa accade di così insopportabile in molti posti di lavoro in Umbria (dalle società di formazione fino alle micro- aziende locali)? Domande leggitime dopo la lettura attenta del dossier dell'Ufficio vertenze del maggiore sindacato dell'Umbria: la Cgil.

Un fenomeno, quello delle dimissioni a catena, che sarebbe figlio del precariato estremo e di una marea di regole violate a riguardo dei diritti dei lavoratori. E tutto questo è diventato tangibile dopo che da marzo scorso è entrata in vigore la procedura 'online' per le dimissioni. Da quel momento molte persone si sono rivolte alla Cgil per recedere dal loro rapporto di lavoro. 

"In media almeno 4 o 5 ogni giorno - si legge nel rapporto denuncia della Cgil -. Ma se da un lato ciò sembra paradossale, in un periodo in cui chi ha un lavoro se lo tiene ben stretto, dall'altro la spiegazione c'è. Sono persone che a volte non percepiscono lo stipendio da mesi. Altri che vengono invitati (ma praticamente sono spesso costretti) a dimettersi per ‘mancanza di lavoro’. Il quadro che abbiamo di fronte è allarmante”.
 
Una situazione di disperazione e di precariato insostenibile che emerge in “casi” concreti e in fase di studio all'Ufficio Vertenze: aziende che hanno utilizzato collaboratori come veri e propri lavoratori subordinati; esercizi commerciali di Perugia che hanno impiegato persone per mesi (uno addirittura per più di un anno) senza contratto né remunerazione; aziende che dopo aver assunto e ottenuto il relativo
incentivo, si dichiarano 'prive di lavoro'. 

Altri casi da denuncia: un lavoratore assunto il 1 gennaio 2016 e mai chiamato al lavoro. Addirittura un  tirocinio interrotto dall'utilizzatore con un sms. Per non parlare dei voucher usati per coprire intere giornate di lavoro. Quello dei voucher, secondo la Cgil, è poi un fenomeno “doppiamente dannoso”, perché se da un lato “ci sono datori di lavoro che li utilizzano in maniera impropria, oltretutto alternandoli al lavoro nero, dall'altro ci sono lavoratori che non solo 'accettano', ma 'cercano' volutamente di essere 'assunti' con voucher per non perdere, ad esempio, il beneficio di alcuni ammortizzatori sociali (come la Naspi), alimentando essi stessi un sistema di aggiramento delle normative”. 

Per ultimo, il segretario del Nidil e il responsabile dell’Ufficio Vertenze sottolineano il problema degli appalti e delle esternalizzazioni, dove si registrano in alcuni casi addirittura “episodi di nuovo caporalato”, “elusione delle normative e 'giochi al ribasso', con pseudo società o agenzie create ad hoc per applicare contratti collettivi più sfavorevoli ai lavoratori”.  Insomma una situazione drammatica che emerge con tutta la sua forza. E a fronte di molte dimissioni più o meno volontarie, in molti pur di lavorare sono costretti ad ingoiare rospi e situazioni di sfruttamento incredibili. Magari in attesa di tempi migliori.

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