Effetti collaterali del coronavirus, il vino umbro resta in cantina: export bloccato, locali a rischio chiusura prolungata

Grandi marchi e piccoli produttori accomunati da disdette di commesse e senza la possibilità di programmare da qui ai prossimi due mesi. Coldiretti alza la voce: "Prevedere subito una fiscalità di vantaggio"

Gli effetti collaterali del coronavirus colpiscono pesantemente uno dei fiori all'occhiella dell'economia umbra che è anche un grande sponsor nel mondo per il turismo verso la nostra regione. Stiamo parlando del settore vitivinicolo che ha come punte di diamante il Sagrantino, il Grechetto e il Trebbiano. Il coronavirus, per la precisione, colpisce non una ma due volte i produttori di casa nostra: a livello internazionale con export bloccato e l'impossibilità di far conoscere il prodotto nelle grandi fiere; a livello nazionale con la chiusura di ristoranti, bar ed enoteche fino al 3 aprile e c'è il rischio di un ulteriore prolungamento del provvedimento.

Grandi marchi e piccoli produttori accomunati da disdette di commesse e senza la possibilità di programmare da qui ai prossimi due mesi. Il mercato all'estero del vino umbro nel 2019 ammontava a circa 35 milioni di euro. Mentre il settore può contare su questi numeri: una superficie vitata ammonta circa a 13.000 ettari, con una dimensione media aziendale di poco superiore all’ettaro. La produzione media degli ultimi anni si è attestata intorno ai 700mila ettolitri; ben 13 le DOC; 2 le DOCG; 6 le IGT. 

"A pesare sul mercato interno - hanno sottolineato il presidente Coldiretti Umbria Albano Agabiti e Mario Rossi direttore regionale Coldiretti - è stata la chiusura forzata di ristoranti e bar che si è estesa anche all’estero dove si sono peraltro moltiplicate le disdette per effetto delle difficoltà logistiche, della disinformazione, strumentalizzazione e concorrenza sleale sui prodotti italiani. Una contrazione di consumi interni, con la chiusura dei canali Horeca che si va sempre più affiancando quindi ad una riduzione delle commesse provenienti dai paesi esteri, con l’impossibilità tra l’altro per le imprese di incontrare i buyer stranieri nelle varie fiere che erano in programma in questo periodo".

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Da Coldiretti arrivano richieste specifiche rivolte sia alla Regione ma in particolare al Governo per sostenere un settore fondamentale per l'economia: "Occorre ricostruire un clima di fiducia nei confronti del marchio Made in Italy con una forte campagna di comunicazione, ma serve anche prevedere una fiscalità di vantaggio sulla vendita e ancor più sulla somministrazione di vini Made in Italy e agevolare gli acquisti dei prodotti italiani e delle relative filiere di distribuzione".

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