Umbria, la crisi ci fa ancora male: "Deboli segnali di ripresa, buio pesto su consumi e posti di lavoro"

L'ultimo rapporto della Ires Cgil: "Il gap con il 2007, prima dell’inizio della grande discesa, è ancora enorme: 13,4 punti percentuali di Pil, ovvero 3,6 miliardi di euro di ricchezza in meno"

Bene (poco, per la verità), ma non benissimo. Secondo l'ultimo rapporto della Ires Cgil ci sono "segnali di inversione di tendenza per l’economia umbra, ma da prendere con le molle, prima di tutto perché molto deboli (nel 2017 il Pil dovrebbe tornare a crescere, ma solo dell’1,1%, meno della media nazionale e del Centro) e poi perché il gap con il 2007, prima dell’inizio della grande discesa, è ancora enorme: 13,4 punti percentuali di Pil, ovvero 3,6 miliardi di euro di ricchezza in meno".

E' questa la situazione che emerge dal rapporto curato dai ricercatori Marco Batazzi e Lorenzo Testa, e presentato oggi, 16 maggio, a Terni, da Mario Bravi, presidente dell’Ires Umbria, Attilio Romanelli, segretario generale della Cgil di Terni, Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia e Andrea Farinelli, della segreteria regionale Cgil Umbria. 

Dal rapporto "emergono segnali positivi soprattutto sul fronte delle esportazioni, sostenute dalle condizioni favorevoli del ciclo globale, mentre per quanto riguarda occupazione e consumi il quadro è molto meno esaltante". Nel 2017 "il numero di occupati in Umbria si è attestato a quota 354.803, con un incremento di appena 576 unità rispetto al 2016 (+0,2%), ma a crescere è solo il lavoro a termine (+20,4%), mentre cala fortemente (specie in provincia di Terni) il lavoro autonomo e arretra anche quello dipendente a tempo indeterminato. I disoccupati tornano a crescere, raggiungendo quota 41.762. Per quanto riguarda i consumi, poi, l’Umbria registra l’ottavo trimestre consecutivo di contrazione".

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“È evidente che i segnali molto flebili di ripresa che si registrano vanno colti positivamente, ma non sono sufficienti da soli ad immaginare una risalita per l’Umbria - sostiene la Cgil - per questo da tempo chiediamo un nuovo progetto per la nostra regione, che concentri tutti gli sforzi e le risorse sull’obiettivo di creazione di nuovo lavoro di qualità, stabile e ben retribuito. Solo così infatti - conclude il sindacato - si può pensare di riattivare la domanda interna e di conseguenza i consumi. E solo così, soprattutto, è possibile combattere le crescenti disuguaglianze che stanno mettendo a rischio la coesione sociale che da sempre ci caratterizza”. 

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