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Emporio Caritas

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I dati sulla povertà - Senza lavoro e poi senza casa: i 30enni e i 50enni fanno la fila alla Caritas

A Perugia il peggioramento delle condizioni di vita era già emerso lo scorso giugno, quando la Caritas diocesana ha pubblicato e presentato il primo dossier curato dal suo Osservatorio sulle povertà e l’inclusione sociale diretto dall’economista Pierluigi Grasselli

Prima i dati del “Rapporto 2016” della Caritas italiana sulla povertà (resi noti il 17 ottobre), poi quelli divulgati dall’Istat (questa settimana) attraverso lo studio “Condizioni di vita e reddito”, presentano una situazione economica assai pesante per tante famiglie; situazione che è peggiorata nel corso del 2015. Basti pensare che in Umbria quasi un cittadino su tre è a rischio povertà o esclusione sociale. 

A Perugia il peggioramento delle condizioni di vita era già emerso lo scorso giugno, quando la Caritas diocesana ha pubblicato e presentato il primo dossier curato dal suo Osservatorio sulle povertà e l’inclusione sociale diretto dall’economista Pierluigi Grasselli. In quella circostanza la Caritas ha salutato con soddisfazione il varo del “Sia”, il Sostegno all’inclusione attiva promosso dalle Istituzioni civili per quanti sono in gravi difficoltà materiali, pur rilevando, come ha evidenziato lo stesso prof. Grasselli, che il “Sia” in Umbria aiuterebbe poco più di 6 mila famiglie, mentre quelle in «povertà assoluta» sono 23 mila (il 6%). La Caritas, con i suoi Centri di Ascolto (CdA) diocesani e parrocchiali, resta un importante punto-realtà di rilevazione del fenomeno povertà. Solo al CdA della Caritas diocesana di Perugia, nel 2015, si sono rivolte quasi mille persone di cui il 35% cittadini italiani. Nella gran parte dei casi si tratta di famiglie che si sono rivolte alla Caritas per la prima volta, i cosiddetti «nuovi poveri» in maggioranza senza lavoro perché l’hanno perso o non riescono a trovarlo. Sia dai dati del dossier dell’Osservatorio della Caritas perugina che da quelli del rapporto della Caritas italiana, l’aumento della povertà è sempre più inversamente proporzionale all’età: i giovani sono più poveri degli anziani. Questa situazione, davvero preoccupante, è dovuta proprio alla mancanza di lavoro tra le giovani generazioni. E’ un aspetto che rileva, nel commentare ai microfoni di Umbria Radio il recente studio Istat “Condizioni di vita e reddito”, il direttore della Caritas diocesana perugina diacono Giancarlo Pecetti. 
 
La Caritas accoglie famiglie che hanno perso casa e lavoro.
«Il problema fondamentale – sostiene il direttore – è la mancanza del lavoro, questo è il dramma del nostro tempo. Si rivolgono ai nostri Centri di Ascolto per essere aiutati a cercare un’occupazione persone dai 35/38 ai 50/55 anni. Non è possibile, evidentemente, trovare lavoro con facilità. Alcuni di questi casi li abbiamo aiutati anche nel fornirgli una sistemazione abitativa dignitosa, perché hanno perso la casa. Più di una dozzina di famiglie con circa venti minori le accogliamo nel nostro “Villaggio della Carità-Sorella Provvidenza” (un complesso edilizio con appartamenti e servizi per nuclei familiari in particolari difficoltà inaugurato all’inizio del 2014, in piena crisi economica, n.d.r.)». Per tante altre famiglie, sottolinea sempre il direttore Pecetti, «la nostra Caritas ha attivato sul territorio diocesano, con il coinvolgimento di comunità parrocchiali, realtà imprenditoriali e la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia molto impegnata nel sociale, quattro “Empori della Solidarietà”, è un altro aiuto a quanti hanno perso il lavoro». 

«Ci troviamo di fronte a gente veramente disperata – commenta il diacono Pecetti – e quando riusciamo a trovare qualche piccolo lavoro, questo dura poco tempo. Non sono poche le persone che ritornano in Caritas e, nell’essere nuovamente licenziate, vivono un devastante dramma interiore nel come annunciarlo alla moglie e ai figli. E’ uno stato che provoca poi depressione ed esaurimento. Siamo in mancanza di una dignità, nel sentirsi queste persone praticamente incapaci di trovare una soluzione ai problemi familiari».

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