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Coronavirus, Confcommercio arruola virologo e vara il Piano per far ripartire bar, ristoranti e pizzerie

Chiesto lo stop per tutto il periodo dell'emergenza delle tasse locali

Bar, ristoranti, pizzerie e trattorie. Da due mesi tutti fermi. In quasi 5mila rischiano di perdere tutto, molti stanno già pensando alla chiusura per gli scarsi aiuti e per la difficoltà di accedere al credito "garantito" dallo Stato ma che devono pagare le banche ai loro parametri. C'è anche chi trova assurdo doversi indebitare dopo che non è responsabile di due mesi da panico e un futuro totalmente incerto. Situazione difficile ma l'associazione di categoria Fipe-Confcommercio è pronta alla ripartenza ed ha messo in campo un piano per garantire aperture e allo stesso tempo il rispetto delle norme anti-contagio che andranno avanti ancora per mesi. La proposta è stata stilata, a livello nazionale, da un gruppo di lavoro FIPE, sotto la supervisione scientifica di un qualificato infettivologo di fama internazionale.

“La FIPE Umbria intende fare lo stesso percorso con i sindacati unitari - ha sottolineatpo Mirko Zitti vicepresidente di Fipe Umbria – così da presentare il Protocollo condiviso alla Regione entro la prossima settimana. Si tratta delle procedure da applicare in bar, ristoranti e servizi catering per garantire la sicurezza per i rischi da contaminazione sia per i clienti che per i dipendenti, anche se sappiamo che non basterà per un ritorno alla normalità. Le misure di sostegno all’economia non sono state pensate per i pubblici esercizi con la conseguenza che 50mila imprese in Italia rischiano di non riaprire. E’ necessario quindi che, con la fase due, il Governo dia segnali forti sui temi degli indennizzi a favore di chi perde ingenti fatturati, della fiscalità, degli ammortizzatori sociali oltre che interventi sulle locazioni commerciali”

Il Piano prevede anche una importante riduzione del numero dei coperti e quindi saranno ridimensionate la attività. Per questo si chiede la sospensione delle tasse come TARI, TOSAP, Tassa sulla pubblicità per tutto il periodo della crisi da Covid-19. 
 

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