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Nuovo lockdown? Centro Studi Ugl: "4 imprese su 10 fallirebbero". Le proposte a Regione e Governo per raffreddare i contagi

Il sindacato Ugl prevede un crollo dell'occupazione e suggerisce a Regioni e Governo come intervenire su scuola, trasporto e sanità

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento-analisi di Paolo Capone, segretario dell'Ugl dopo i dati del centro studi sull'impatto dell'economia. Bisogna in queste settimane che il Governo e le Regioni riescano a mettere in campo la strategia preventiva più utile e allo stesso tempo serve la massima collaborazione di noi cittadini nel rispettare due regole soprattutto: uscire il meno possibile, solo per emergenze e per necessità, allo stesso tempo evitare assembramenti, soprattutto 'evitare' ospiti esterni in casa. 
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di Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL

L’analisi del Centro Studi UGL, in merito all’impatto economico delle misure adottate per arrestare il diffondersi della pandemia, non lascia margine ad equivoci. Dai dati emerge che un lockdown totale o parziale, metterebbe a ‘rischio fallimento’ il 38% delle imprese, con una possibile perdita di 4,8 milioni di posti di lavoro (a livello Umbria si parla di 20-25mila posti di lavoro). Nella migliore delle ipotesi, inoltre, nel 2020 avremo un crollo del Pil pari al -11,5%. In tale quadro appaiono insufficienti e inadeguate le misure finora adottate dal Governo. 

Per prevenire un aumento incontrollato di nuovi casi positivi e salvaguardare al contempo il tessuto economico e produttivo occorre intervenire sulle cause primarie dei contagi favorendo la didattica a distanza per tutte le scuole e adottando, contestualmente, un piano per la mobilità che coinvolga taxi e imprese private dei trasporti al fine di allentare la pressione sui mezzi pubblici. 

E’ prioritario, peraltro, potenziare il sistema sanitario territoriale mediante screening di massa effettuati da medici di famiglia e farmacie. Siamo consapevoli della gravità della situazione determinata dall’aumento dei contagi ma anche dei costi sociali conseguenti a chiusure totali o semi-totali. Per questa ragione chiediamo al Presidente del Consiglio di valutare misure alternative a quelle che colpiscono le attività produttive e mettono a rischio milioni di posti di lavoro.

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