Martedì, 19 Ottobre 2021
Economia

Donne ancora discriminate sul mercato del lavoro: part-time imposti, calo dell'occupazione e mamme licenziate o costrette a lasciare

La grande disparità di trattamento cresce anche nella crisi per pandemia: diminuisce il tasso delle donne occupate in Umbria

Il mercato del lavoro dell'Umbria e dell'Italia penalizza ancora oggi le donne e in particolare le donne che vogliono o che hanno figli. Purtroppo tutti i dati indicano addirittura un peggioramento con la crisi economica da Covid. Una emergenza (sociale) che incide anche nettamente sulla natalità prossima allo zero nei nostri territori. Due dati su tutti per capire gli ostacoli e le difficoltà delle donne-mamme-lavoratrici: il primo, il 23,3% del part time femminile è imposto dal datore di lavoro; secondo, una donna su cinque smette perchè costretta (licenziamento, contratti a termine o mancanza di strutture e welfare) di lavorare dopo aver avuto un figlio.

Tutto questo è emerso nella presentazione della prima edizione del premio “Future Female, Welfare e sostenibilità del lavoro femminile” fortemente voluto dalla Consigliera di Parità Regionale Monica Paparelli in collaborazione con l’Associazione di Promozione Sociale e Culturale Sovrapensiero  ch si rivolge a imprese di piccole e medie dimensioni che all’interno del contesto regionale umbro si sono distinte puntando a modelli organizzativi veramente capaci di ascoltare e valorizzare il potenziale femminile.Gli ultimi dati Istat relativi all’occupazione femminile per l’anno 2020 decretano l’immaturità del modello nazionale ancora lontano anni luce dalla parità di genere. Siamo penultimi in Europa per occupazione femminile, ultimi se consideriamo la fascia d’età tra i 25 e 34 anni.

Solo nel dicembre 2020 sempre l’Istat ha certificato una flessione complessiva dei posti di lavoro dello 0,4% rispetto al mese di novembre, che significa: 101 mila occupati in meno, ma il 98% dei posti di lavoro persi era di donne, 99mila unità. Se allarghiamo lo sguardo all’intero anno la situazione non migliora: su 440mila posti di lavoro persi, 312mila coinvolgono l'occupazione femminile che è del 20% più bassa rispetto a quella degli uomini. In Umbria la situazione purtroppo è in linea con le difficoltà delle donne nell'inserimento lavorativo: non solo nel periodo pandemico c'è stata diminuzione dell'1.1 per cento dell'occazione femminile, ma soltanto 5 donne su 10 lavorano. C'è molto lavoro e terreno da recupare per arrivare alle pari opportunità di genere sul mercato del lavoro. 

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