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Questa è la realtà, 30mila umbri costretti a lavorare senza ferie, malattia e diritti... è il tempo dei voucher

Secondo l'ultima rilevazione dell'INPS nei primi 10 mesi del 2016 i voucher in Umbria hanno già varcato la quota dei 2 milioni (2.084.397 per l'esattezza), con un incremento del 33% rispetto all'anno scorso

Il lavoro manca, quei pochi assunti sono sempre più precari e addirittura pagati con i voucher che non prevede nessun tipo di tutela rispetto a diritti fondamentali come la maternità, le ferie, la malattia. Impressionanti i dati sul lavoro in Umbria forniti dalla Cgil che dimostrano come i lavoratori siano sempre di più utilizzati nel mercato del lavoro come usa e getta, sempre sotto scacco e costretti a lavorare anche in caso di malattia pur di portare a casa un tozzo di pane (dai 500 ai mille euro al mese... la media dei nuovi stipendi da precari). 

Secondo l’ultima rilevazione dell’INPS nei primi 10 mesi del 2016 i voucher in Umbria hanno già varcato la quota dei 2 milioni (2.084.397 per l’esattezza), con un incremento del 33% rispetto all’anno scorso e un +66,8% rispetto al 2014. Si può quindi ipotizzare che a fine 2016 saranno oltre 30mila i lavoratori umbri che hanno sperimentato questa nuova forma di precariato che per la Cgil è "sfruttamento".

Continuano a crollare le assunzioni a tempo indeterminato scese a 10.111 unità nei primi 10 mesi dell’anno dalle 17.689 dello stesso periodo del 2015. Un livello che è inferiore anche al dato 2014, quando le assunzioni erano state 10.522. L’Umbria, ancora una volta, risulta essere la regione italiana con il calo percentuale più consistente (-42,8% contro una media nazioanle del -20.9%). E anche le trasformazioni in contratti a tempo indeterminato di altre tipologie contrattuali sono crollate più della media (-42%).

Nei primi 10 mesi dell’anno in Umbria le assunzioni a termine sono state 37.948, quelle con contratto di apprendistato 3.823 e 2.556 quelle stagionali. Solo il 18,2% delle nuove assunzioni effettuate in Umbria risulta essere con contratto a tempo indeterminato, contro una media nazionale del 22%. Quello che si registra, dunque, è un costante peggioramento della qualità dei rapporti di lavoro in essere nella nostra regione.

"Dopo questi ulteriori campanelli d’allarme - chiedono a gran voce dalla Cgil - è urgente modificare profondamente le politiche economiche attuali, che si basano tutte sulla compressione delle condizioni dei lavoratori, e cancellare, anche con i referendum proposti dalla CGIL, le storture del Jobs act a partire dai voucher".

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