Domenica, 21 Luglio 2024
Economia

L'INDAGINE Toh, nonostante la pandemia e la crisi il 60% degli umbri è soddisfatto del proprio tenore di vita. Ma i poveri sempre più poveri

E' quanto emerge dall'elaborazione di Mediacom043 su dati Istat, dividendo gli intervistati in due categorie. Rispetto agli anni precedenti nella regione ci sono 40 mila soddisfatti in più.

Nell'anno della pandemia, il 2020, gli umbri si dichiarano soddisfatti della propria situazione economica. E' quanto emerge dall'elaborazione di Mediacom043 su dati Istat, dividendo gli intervistati in due categorie: i soddisfatti, a sua volta divisi in base all'intensità, molto o abbastanza, e gli insoddisfatti, anch'essi divisi in "poco soddisfatti" o "per niente soddisfatti". L'indagine ha coinvolto circa 770 persone, con un'età pari o superiore a 14 anni. Di queste hanno espresso un giudizio sulla propria percezione rispetto alla situazione economica in 767. Si sono dichiarate soddisfatte 488 persone, di cui 448 abbastanza soddisfatte e 40 molto. 

In percentuale, il 63,0% degli intervistati ha espresso parere positivo, con una variazione in percentuale sull'anno precedente del 9,0%. Questo significa che 44 persone in più si sono dichiarate maggiormente soddisfatte rispetto all'anno precedente. Per trovare valori simili nella nostra regione si deve tornare indietro di quasi venti anni, quando tra il 2001 e il 2002 la percentuale di soddisfazione rilevata era stata rispettivamente del 71,4% e del 65,6%. Confrontando i dati con quelli del centro Italia la percentuale è lievemente minore, con il 57,8% di persone soddisfatte; anche la media italiana è analoga: 58,0%.

Le persone che invece si dichiarano insoddisfatte sono il 36,0% degli intervistati, cioè 279 persone - 215 poco soddisfatte e 64 per niente - , con una contrazione in percentuale rispetto al 2019 del 12,8%. Il massimo di insoddisfazione registrato nella regione è stato toccato nel 2014 con il 56,0%. Non ci si allontana molto rispetto al resto d'Italia, dove circa il 40,0 % della popolazione dichiara la propria insoddisfazione.

Da notare che la somma delle percentuali totali di soddisfatti e insoddisfatti non è 100, perchè tra le persone c'è una piccola percentuale che non si è espressa. Altro fattore da considerare per farsi un'idea più accurata possibile è che i dati si basano sull’autovalutazone, o auto percezione dei cittadini, e non su variabili economiche oggettiveDi conseguenza sono soggetti a tutte le variabili dell’autovalutazione. Ad esempio, una persona che non lavora, ma che ha un contratto di lavoro in arrivo, può proiettare sul presente questo stato di benessere previsto in futuro, percependolo meglio di quello che è in realtà. Al contrario, anche una persona che temeva di perdere il lavoro e non l’ha perso può percepire la propria situazione economica migliore di quella che si attendeva: nella realtà la sua situazione economica non è cambiata, ma la prospettiva aiuta a vedere le cose migliori. 

O, ancora, una persona che ha visto suoi conoscenti perdere le loro fonti di reddito può vedere di buona luce la sua situazione, visto che lui non ha perso le sue fonti di reddito o le ha perse in misura limitata: anche in questo caso, la situazione delle entrate di questa persona è rimasta la stessa (o è addirttura un po’ peggiorata), ma lo scampato pericolo rende la percezione meno drammatica. Detto questo, non bisogna tralasciare gli elementi oggettivi che possono contribuire a spiegare questo incremento delle soddisfazione e del calo dell’insoddisfazione in Umbria come pure in Italia e nel Centro, seppure in misura minore. 

Il fatto che lo Stato nella pandemia abbia cercato di sostenere l’economia, le famiglie e le imprese (dai ristori alla possibilità di sospendere il pagamento delle rate dei mutui, alla garanzia statale sui crediti bancari alle imprese e così via) ha forse contribuito a dare la sensazione a imprese e famiglie di non essere lasciate sole. E i cordoni più larghi della borsa pubblica, attraverso queste e altre provvidenza, si sono fatti positivamente sentire (in aggiunta al già esistente Reddito di cittadinanza) in modo particolare nelle fasce meno abbienti, dato che come detto il calo degli insoddisfatti è più marcato nell’area dei ‘per niente soddisfatti’.

In Umbria, su questo versante, c’è stato un effetto ancora maggiore perché, se nel 2019 l’area dei ‘per niente soddisfatti’ nella regione era più alta sia rispetto alla media italiana che al Centro - 11,4% contro 10,7% e 10,4% - nel 2020 invece risulta invece più bassa - 8,3% contro 9,6% e 9,7%. Ciò può dipendere dal fatto che la massa dei redditi da pensione e da lavoro dipendente in Umbria è più alta sul totale dei redditi (e quindi sono più protetti dallo Stato, che le pensioni non le ha toccate e per i dipendenti ha messo in campo interventi forti sulla cassa integrazione). E anche, magari, da una maggiore efficacia delle misure prese a livello regionale e locale.

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