Economia

Umbria in cerca di un nuovo futuro. I giovani affamati di lavoro che non c'è, calano gli stranieri e gli over 65 doppiano gli under 15

Occupazione e tendenze demografiche: grandi problemi che chiedono soluzioni immediate. Ecco lo stato dell'arte

Secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, nel 2020 il numero di occupati in Umbria è diminuito dell’1,8%. Il calo, iniziato nel secondo trimestre dell’anno, è stato di analoga intensità per la componente autonoma e per quella dipendente. Nell’ambito di quest’ultima, alla marcata riduzione dei lavoratori a tempo determinato (-17,6%) si è contrapposto l’aumento di quelli a tempo indeterminato (+1,7%) su cui hanno inciso i vincoli ai licenziamenti. Tra i settori produttivi la flessione degli occupati è stata più accentuata, come era prevedibile, nei servizi commerciali, alberghieri e nella ristorazione. Al calo dell’occupazione si è accompagnata una riduzione ancora più marcata delle ore lavorate complessive, pari ad una flessione dell’11,1%, diretta conseguenza del calo dell’attività economica. Il tasso di occupazione è diminuito di oltre un punto percentuale, attestandosi al 63,5%, a fronte del 58,1% del dato nazionale. Il calo ha riguardato esclusivamente i giovani.

Per la popolazione compresa nella fascia d’età 35 e 64 anni, invece, non si sono registrati grandi mutamenti. Il numero degli inattivi nella popolazione tra 15 e 64 anni è cresciuto del 4,5%; oltre al calo degli occupati, vi ha inciso la diminuzione del numero di persone in cerca di occupazione con una contrazione del 5,5%. Le forze di lavoro si sono ridotte del 2,1% e il tasso di attività è sceso al 69,3%. Nel 2019 aveva raggiunto il 70,9%, il massimo storico sinora raggiunto. Il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,3 punti percentuali, attestandosi all’8,2%.

Il peso dei Neet (l'acronimo inglese che sta per (Young people) Neither in Employment or in Education or Training, cioè coloro che non sono impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione) in Umbria è cresciuto di oltre quattro punti percentuali, attestandosi al 20,7%. La media nazionale è al 25,1%. Questo significa che a livello nazionale un giovane tra i 15 e i 34 anni su 4 non lavora. Nella nostra regione è “solo” uno su quattro. Cercando di indagare meglio il fenomeno a livello regionale, si nota che il fenomeno dell’abbandono precoce degli studi è meno diffuso rispetto al resto del Paese; la quota dei ragazzi che evidenziano competenze inadeguate pur avendo concluso la scuola secondaria superiore, è invece elevata. 

Tale fenomeno può essere quantificato come la quota degli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori di secondo grado che hanno registrato votazioni insufficienti nelle prove di italiano e di matematica nell’ambito della Rilevazione nazionale degli apprendimenti condotta dall’Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. L’Umbria raggiunge un tasso di dispersione del 38,2%, in linea con la media italiana e inferiore soltanto a quella delle regioni meridionali. Ad aggravare l’incremento dell’incidenza della popolazione inattiva sul totale c’è anche l’invecchiamento della popolazione che si riflette negativamente sui livelli di produttività: a partire dal 2013 la popolazione residente in Umbria ha subito un forte ridimensionamento, a causa dell’appiattimento del flusso migratorio dall’estero dagli inizi del 2000 aveva ampiamente
compensato gli effetti negativi della denatalità.

In Umbria il saldo naturale (il rapporto tra nascite e decessi) nel 2020 ha registrato un peggioramento rispetto agli anni scorsi: -6,8 ogni mille abitanti, riconducibile sicuramente
all’incremento dei decessi causati dalla pandemia da covid. Fortunatamente questo fenomeno è stato meno accentuato rispetto alla media del Paese (13,2%): nella nostra regione l’eccesso di mortalità stimato dall’Istat è stato del 6,3%. L’Umbria si caratterizza per un’età media della popolazione elevata e in costante crescita che al 1° gennaio del 2020 si attestava a 47,3 anni (43,5 nelle regioni europee simili). Il grado di invecchiamento è molto più elevato rispetto al gruppo di confronto e tra i più marcati in Italia. La popolazione con 65 anni e oltre è più che doppia rispetto a quella dei giovani al di sotto dei 15 anni, la soglia di riferimento per l’indice di vecchiaia, e pari al 41,7% di quella in età attiva (indice di dipendenza degli anziani). Alla crescente aspettativa di vita alla nascita si contrappone il progressivo calo del numero di figli per donna: sono 1,20 per donna, a fronte di una media di 1,58 nelle regioni europee.

Al 1° gennaio del 2020 risiedevano in Umbria poco più di 92.000 stranieri. L’incidenza sul totale della popolazione, pari al 10,6%, supera di oltre due punti la media nazionale. Dopo essere cresciuta di circa tre volte e mezzo, dalla metà del decennio scorso la popolazione straniera residente si è ridotta (-5,7% fino all’inizio del 2020, a fronte di un incremento del 5,3 nel Paese). Oltre all’attenuazione del flusso migratorio vi ha influito il forte incremento delle acquisizioni di cittadinanza italiana che sono state circa 3.000 all’anno in media, pari a tre volte e mezzo i livelli del periodo 2002-2014.

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