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Caritas Umbria: "Ottima l'alleanza anti-povertà: stop cibo sprecato e sostegno economico"

«La Caritas rileva l’importanza dell’avvio dell’erogazione del “Sia”, il Sostegno per l’inclusione attiva,  anche a livello della regione Umbria, a beneficio di 6363 famiglie in difficoltà ». Ad evidenziarlo è il prof. Pierluigi Grasselli, direttore dell’Osservatorio per le povertà e le risorse della Caritas diocesana perugina, in occasione della presentazione del “Sia” alla Zona sociale 2, cui appartiene il Comune di Perugia avvenuta a “Villa Umbra” di Pila in Perugia lo scorso 1° agosto.

Si tratta di «una riforma strutturale, con attuazione graduale – commenta l’economista Grasselli –, che però, già dal primo anno d’attuazione deve rispondere all’emergenza. Tale povertà ha raggiunto una diffusione elevata in Italia, colpendo nel 2015 il 6,1% delle famiglie (in numero di 1 milione 582 mila); si osservi che applicando, a titolo di mera indicazione di massima, senza alcuna pretesa di correttezza, la quota media nazionale su ricordata alle 382 mila e 923 famiglie dell’Umbria (dati Istat 2014), otteniamo 23 mila 358 famiglie (di cui 17 mila e 18 in provincia di Perugia). 

Per l’impiego delle risorse complessivamente disponibili (di origine sia statale che regionale) sono previsti sussidi monetari, ed erogazione di servizi alla persona, volti a favorire l’inclusione socio-lavorativa delle persone beneficiate; sembra opportuno anche destinare risorse per effettuare monitoraggio e valutazione dei provvedimenti attuati».

«Come ha osservato l’“Alleanza contro la povertà” (costituitasi tra Acli, Caritas, sindacati ed altre organizzazioni) – ricorda il direttore dell’Osservatorio Caritas –, occorre garantire l’estensione universale delle misure di contrasto a quest’ultima a tutti quelli che ne hanno bisogno, e porre “particolare attenzione allo sviluppo dei servizi necessari ai percorsi di inclusione socio-lavorativa” (Avvenire, 20/7/2016). Può trattarsi di “frequentare corsi di formazione o di riqualificazione professionale, di assicurare la frequenza scolastica di chi è in età dell’obbligo, di portare i figli a visite mediche periodiche, di rispettare i piani di rientro da morosità nel pagamento dell’affitto,…”. Bisogna infatti consentire alle famiglie non solo di fronteggiare lo stato di povertà, ma anche di contrastare le cause della stessa, accrescendo progressivamente la loro autonomia».

«Nel corso della presentazione del “Sia” – prosegue Grasselli – si è sottolineata la rilevanza di questo provvedimento, che muove risorse molto ingenti (più di cinquanta milioni di euro), nella forma di benefici monetari e di servizi, a favore di migliaia di famiglie residenti in Umbria.  Per la presa in carico dei richiedenti aiuto e la prestazione dei servizi occorre una nutrita schiera di operatori sociali (da potenziare adeguatamente) e una stretta e ben coordinata cooperazione tra tutti gli Attori politici e sociali coinvolti. In linea con quanto osservato a proposito della proposta di istituzione del Reddito di inclusione sociale (www.redditoinclusione.it/cose-il-reis), lanciata dalla “Alleanza contro la povertà”, siamo in presenza di un’innovazione potenzialmente robusta, che per essere effettiva richiede tempi di apprendimento e di adattamento organizzativo per tutti gli Attori sociali coinvolti (Comuni, Terzo Settore, Centri per l’impiego,…)».

Avviandosi alla conclusione, il direttore dell’Osservatorio sostiene che «occorre un governo sapiente della rete di Attori, basato su un effettivo, stabile, permanente lavoro di squadra. L’efficacia del provvedimento suppone dunque un modo nuovo di operare nel sociale, che richiede il coinvolgimento di una buona parte della popolazione, ne promuove la corresponsabilità, avvia o potenzia una democrazia di base.  In un certo senso esso chiede a tutti noi un cambiamento profondo. Ciò può suscitare perplessità negli operatori, e li induce ad interrogarsi sulla possibilità di un’efficace attuazione del provvedimento.  Ma di certo le direttrici di questo sono impostate in modo corretto. Esso presuppone un flusso intenso e diffuso di attenzione reciproca tra le persone, e la Caritas può essere chiamata a svolgere un ruolo importante in questa direzione: animando, suggerendo, verificando, incoraggiando, a tutti i livelli di decisione e di attuazione. Riportando le esigenze dei bisognosi, controllando l’equità territoriale, promuovendo lo spirito di carità. Contribuendo così a dar vita a quella comunità di persone, impegnate in una convivenza fraterna, cristianamente ispirata, che Papa Francesco non si stanca di proporci».

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