Economia

Umbria, l'emergenza è il lavoro: bruciati contratti e le famiglie obbligate al carrello della spesa mezzo vuoto

I dati Istat e quelli di Confcommercio dimostrano che la vera emergenza non è quella sanitaria a questo punto. Serve una svolta coraggiosa ma ad oggi non c'è traccia di un piano salva-tutto

In Umbria gli attuali positivi sono 273 su una popolazione di 880mila abitanti. L'emergenza Coronavirus, nonostante ricoveri mai così bassi, è ritornata a dominare e sconvolgere la nostra vita da ogni punto di vista. Ma la vera emergenza, quella più drammatica, è una soltanto: il lavoro che poi si traduce in qualità della vita, consumi, futuro e arginare lo spopolamento regionale. La situazione era già difficile da anni - Pil in caduta libera, tasso di povertà in forte aumento e disoccupazione ai massimi storici - con il Covid l'economia regionale ha subito un vero e proprio tracollo.

I dati Istat pubblicati oggi sull'occupazione sono chiarissimi: nei mesi di blocco per questo virus - che doveva essere secondo gli esperti a febbraio poco più di una influenza - abbiamo perso a livello nazionale 500mila contratti, in Umbria si stima qualcosa tra i 5-6mila. Il costante e massiccio ricorso alla cassa integrazione - assegno pari al 70 per cento rispetto allo stipendio -, il reddito di cittadinanza e pensione da cittadinanza - media di 530 euro al mese - non permettono consumi come al passato e questo incide su tutto il tessuto economico alimentato da professionisti, partite iva, turismo e commercianti. Lo studio di Confcommercio parla di un Umbria con un calo dei consumi del 9,2% rispetto al 2019, con una perdita che si avvicina al miliardo e mezzo di euro (-1.366 milioni di euro). E' la dimostrazione di quanto le famiglie subiscano la caduta dei redditi e la minore presenza dei turisti stranieri che concorrono alla spesa complessiva nei territori.

"Ecco dunque – ha sottolineato il presidente di Confcommercio Mencaroni – che emerge in tutta la sua drammatica evidenza il problema del lavoro, che va garantito perché si possa avere una migliore visione del futuro, e della salvaguardia delle imprese, di tutte le imprese e non solo quelle dei nostri settori". La vera emergenza - senza minimizzare sul Covid - è la sopravvivenza delle famiglie e, secondo Confcommercio, per garantirla serve una svolta radicale: contributi a fondo perduto, moratorie, sgravi fiscali e contributivi sul costo del lavoro, semplificazioni e meno burocrazia. "Basti pensare, solo per fare un esempio, che importante volano per l’economia regionale potrebbe essere la ricostruzione in Valnerina, ferma nonostante la disponibilità della risorse": ha concluso Mencaroni. Insomma serve una svolta coraggiosa, tutto il resto è galleggiare per mantenere la poltrona. E gli imprenditori, commercianti e cittadini lo hanno capito. 

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