Martedì, 19 Ottobre 2021
Economia

Persi 22mila umbri in età lavorativa. Per ogni under 15enne ci sono due over 65. L'Umbria muore ma tutti zitti

L'analisi di Coco di Aur. L'assurdo è che si scende in piazza spesso e per mille motivi culturali ed economici ma non per chiedere un piano per la vita e le culle piene

Il problema è italiano, ma in Umbria è ancora di più... "un problema". Anzi come dimostreremo, grazie all'ottima inchiesta dell'Aur di Giuseppe Coco, è il problema da risolvere quanto prima per far riemergere la nostra regione dalla sabbie mobili della crisi. In caso contrario la piccola Umbria non sarà soltanto più piccola e vecchia, ma a livello economico non autosufficiente e quindi un territorio senza un futuro destinato al deserto sociale ed economico. Stiamo parlando della demografia. L'assurdo è che si scende in piazza spesso e per mille motivi culturali ed economici ma non per chiedere un piano per la vita e le culle piene.

Cosa diversa dalla difesa o meno della famiglia tradizionale. Ma in difesa della vita e del'Umbria. Giuseppe Coco scrive: "in Umbria sempre nel periodo 2012-20, la popolazione in età lavorativa perde circa 22mila persone. Anche in questo caso, per avere un ordine di grandezza, è come aver perso una cittadina come Bastia Umbra oppure Orvieto, Corciano. L’età media è aumentata di 1,8 anni, un po’ meno dell’Italia, ma la regione partiva da livelli più elevati. Per ogni ragazzo con meno di 15 anni vi sono più di due ultra sessantacinquenni".

Coco non minimizza gli altri mali cronici dell'Umbria ma li mette in ordine: e quello demografico è il capofila. "I problemi del nostro Paese sono tanti e tutti importanti ma se sulla questione della contrazione demografica non si inverte la rotta il sistema economico rischia di avvitarsi su se stesso. Dati alla mano, in Italia come in Umbria, inizia ad essere troppo alto sia il peso della popolazione inattiva su quella attiva, sia la percentuale di ultra 65 enni sugli under 15". Con una popolazione sempre più anziana si va pregiudicare uno degli ingredienti fondamentali per lo sviluppo: il capitale umano che è testa e braccia.  

"Col risultato - ha concluso Coco -  che siamo di fronte ad un fenomeno non privo di conseguenze perché, come ben sappiamo, per produrre ricchezza, oltre al capitale finanziario (un certo ammontare di mezzi monetari) e al capitale fisico (impianti, macchine, ecc.), c’è bisogno di capitale umano che, in questo caso, significa avere una certa massa critica di popolazione in età lavorativa. E fra l’altro, non una popolazione indistinta ma una popolazione ben formata e in grado di supportare l’implementazione di tutte quelle attività ad alto valore tecnologico che fanno fare alle economie mature, un po’ ammaccate come la nostra, il salto di produttività".

Un piano decennale di cui la maggioranza di centrodestra - oggi impegnata un po' troppo a litigare per occupare la macchina politica - deve incominciare a ragionare da subito con degli Stati Generali dell'Umbria dove la demografia deve essere il primo punto. Le ricette? Sono tutte da inventare e sperimentare territorio dopo territorio. O si inverte la rotta o l'Umbria non avrà futuro. Basterebbe questo per scendere tutti i giorni in piazza. Altro che...
 

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