L'Istat certifica e l'Umbria sprofonda: numeri horror su Pil, reddito e spesa

Ecco tutte le statistiche da brividi elaborate dall'istituto. L'allarme della Cgil: "Serve subito un piano per il lavoro, la situazione è drammatica"

Sprofondo rosso. E pure certificato. L’Umbria scivola giù e i numeri sono da brivido. Secondo i dati contenuti nel Report sui conti economici territoriali dell’Istat, la regione verde si colloca nella parte bassa della classifica su tutti gli indicatori presi in esame. La regione va giù in picchiata nella zona retrocessione. Tipo nel Pil per abitante, la spesa per consumi finali delle famiglie e il reddito da lavoro dipendente.

Andiamoci giù con ordine. Per quanto riguarda il primo indicatore, il Pil per abitante, rispetto ad una media nazionale di 26mila 700 euro, l’Umbria è a 24mila 400, con dietro solo le 8 regioni dell’Italia meridionale. Sulla spesa per consumi delle famiglie, rispetto ad una media nazionale di 16mila 300 euro, l’Umbria è a 15mila 700, anche qui con dietro solo le regioni del Sud. Ancora peggio per quanto riguarda il terzo indicatore: rispetto ad una media nazionale di reddito da lavoro dipendente di 35mila 800 euro, siamo a 32mila 700 e qui meglio dell’Umbria fanno anche Abruzzo, Molise e Sardegna.

“Questi dati – sottolinea il segretario regionale della Cgil Mario Bravi - sono ulteriormente confermati anche dal rapporto Aur presentato nei giorni scorsi, che,   fatta 100 la media nazionale del salario medio italiano da lavoro dipendente, indicava per l’Umbria un valore di 87 punti, quindi 13 in meno rispetto alla media”.  E ancora: “La situazione impone un pessimismo realistico, contro l’ottimismo di maniera che ultimamente   sembra tornato in voga. Ribadiamo per l’ennesima volta l’assoluta necessità di dare corpo e gambe ad un piano del lavoro per l’Umbria che riattivi l’occupazione, risollevi i redditi e di conseguenza faccia ripartire i consumi. In questa ottica  -  va avanti il segretario  - sarà fondamentale utilizzare in maniera oculata e   selettiva i fondi europei disponibili, attivare una volta per tutte l’accordo di programma per la fascia appenninica, e dare seguito al riconoscimento di Terni-Narni come area di crisi complessa.  L’alternativa è un continuo declino che sembra non trovare fine”.  

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